Partorisce in casa il suo terzo bambino: «È nato in un attimo»

Valeria Camplone, 33 anni: aiutata da compagno e suocera non c’era tempo di andare in ospedale, sono stata fortunata
PESCARA. «È successo tutto in un attimo, non ho avuto neppure il tempo di prepararmi e di andare in ospedale. Mio figlio è nato in casa, in maniera velocissima, sotto gli occhi del mio compagno, di mia suocera e del mio primo figlio». Valeria Camplone, 33 anni di Sambuceto, racconta quei minuti mentre allatta il suo terzogenito, Emanuele, nato alle 6.16 sul letto di casa, in via Mascagni 2, prima che finisse la gestazione. «È andato tutto bene, è stato semplice e rapido ma pensandoci adesso dico che siamo stati fortunati perché poteva accadere qualcosa al bambino, e non avremmo saputo cosa fare», dice la donna ripercorrendo quei minuti, pochi. «Pensavo solo di dover spingere per farlo nascere e quando ho sentito che piangeva, sono stata tranquilla. Diciamo che non ci ho capito niente. Ma il mio compagno, Niko, e mia suocera, Maria Concetta, mi dicono che non ho perso la calma. Loro, invece, si sono trovati spiazzati» a gestire una situazione inimmaginabile.
L’altra notte, quando ha cominciato ad avere le contrazioni, Valeria non si è preoccupata perché «ne avevo una ogni ora, se fossi andata subito in ospedale mi avrebbero rimandata a casa, ormai lo so. Alle 5.15, però, ho capito che era il momento di andare in ospedale, ho svegliato il mio compagno e chiesto a mia madre Diana e mia suocera di venire qui: dovevano occuparsi degli altri due bambini», Patrick, 10 anni, e Niccolò, 6 anni, che dormiva e non si è accorto di niente. «Quando è arrivata mia suocera, sono entrata in camera per prepararmi e mi sono seduta sul letto perché ho avuto una contrazione: in quegli attimi ho realizzato che non ce la facevo ad alzarmi, sentivo la testa del bimbo, e l’ho vista. A quel punto sentivo solo l’impellenza di spingere, per farlo uscire. Mia suocera ha chiamato subito il 118 ma non c’è stato tempo: all’arrivo dell’ambulanza avevo già partorito. Hanno chiuso e bloccato il cordone ombelicale e ci hanno portato in ospedale dove l’ostetrica lo ha tagliato». La prima cosa che ha fatto, dopo il parto, è stata «prendere in braccio Emanuele: stava bene, piangeva» e piangeva anche Patrick, il primo figlio, per l’emozione. È stato lui ad avvisare la nonna: «L’ha chiamata mentre stava venendo da noi, le ha detto che il fratellino era nato, e lei ha pensato che fosse uno scherzo». Il compagno di Valeria, invece, «ci ha messo un po’ di giorni a realizzare del parto in casa». (f.bu.)

