Partorì e uccise il figlio, il giudice è incompatibile

CIVITAQUANA. Nulla di fatto per l'udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, che vede imputata Paola Palma, una 21enne di Civitaquana accusata di omicidio...
CIVITAQUANA. Nulla di fatto per l'udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, che vede imputata Paola Palma, una 21enne di Civitaquana accusata di omicidio aggravato e occultamento di cadavere in concorso e di calunnia.
Ieri, il giudice si è dichiarato incompatibile perché si occupò della vicenda in qualità di giudice per le indagini preliminari e ha quindi inviato gli atti al presidente del Tribunale, che dovrà decidere se assegnare il procedimento a un altro magistrato. La decisione si conoscerà nell’udienza del 6 ottobre prossimo. La vicenda risale al periodo compreso tra la fine di gennaio e la metà di febbraio 2014. Secondo l'accusa, la ragazza, al settimo-ottavo mese di gravidanza, anche agendo in concorso con altre persone non identificate, avrebbe provocato la morte del figlio neonato immediatamente dopo il parto o, comunque, del feto durante il parto e successivamente ne avrebbe occultato il cadavere.
L'imputata, che per questa vicenda è stata anche arrestata, deve rispondere pure di calunnia perché, pur sapendolo innocente, avrebbe incolpato un amico dell'omicidio e dell'occultamento. La giovane, in una denuncia del maggio 2014 nei confronti del marito, un uomo di origine marocchina dal quale è separata, avrebbe dichiarato falsamente che, giunta al settimo- ottavo mese di gravidanza, avrebbe chiesto aiuto a un amico che l'avrebbe portata a casa sua e, dopo averle praticato una puntura per l'anestesia, l'avrebbe aiutata a partorire un bambino nato morto. Il tutto sarebbe avvenuto dopo una emorragia conseguente a un'aggressione da parte del marito.
La giovane avrebbe accusato l'uomo di aver occultato il cadavere del neonato, ma avrebbe anche riferito, sempre falsamente, di avere successivamente incontrato l'amico che l'avrebbe minacciata di non riferire nulla e di non fare il suo nome. Le indagini sono state condotte dai carabinieri della compagnia di Penne e della stazione di Civitaquana. Il pm è Andrea Papalia.

