PASQUA E LA PACE: DONO SPERANZA E IMPEGNO
Lo aveva intuito già il Concilio Vaticano II, quando aveva affermato che «legittimamente si può pensare che il futuro dell’umanità sia riposto nelle mani di coloro che saranno capaci di trasmettere...
Lo aveva intuito già il Concilio Vaticano II, quando aveva affermato che «legittimamente si può pensare che il futuro dell’umanità sia riposto nelle mani di coloro che saranno capaci di trasmettere alle generazioni future ragioni di vita e di speranza» (Gaudium et Spes 31). Si fa spazio qui a un possibile, nuovo interesse a comprendere la pace quale la rivelazione cristiana ha annunciato attraverso i testimoni che hanno vissuto credibilmente la sequela di Gesù. Per la fede cristiana è il grido dell’ora nona - rischiarato dall’annuncio gioioso della resurrezione - a trafiggere la chiusura totalizzante di ogni visione ideologica, lasciando irrompere nell’orizzonte di tutto ciò che passa la presenza sovrana del Dio vivente.
Solo il Cristo crocefisso e risorto è per i cristiani il “Principe della pace” (Is 9,5), Colui in cui l’Eterno è venuto in pienezza a dirsi e a donarsi a noi come nostra pace: «Egli infatti è la nostra pace… Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini» (cf. Ef 2,14.17).
Afferma Papa Francesco: «Gesù spiega ai discepoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14,27). Sono due modalità diverse… La pace che Gesù ci dà non è la pace che segue le strategie del mondo, che crede di ottenerla attraverso la forza, con le conquiste e con varie forme di imposizione. Questa pace, in realtà, è solo un intervallo tra le guerre… La pace del Signore segue la via della mitezza e della croce: è farsi carico degli altri. Cristo, infatti, ha preso su di sé il nostro male, il nostro peccato e la nostra morte. Ha preso su di sé tutto questo. Così ci ha liberati. Lui ha pagato per noi.
La sua pace non è frutto di qualche compromesso, ma nasce dal dono di sé». (Udienza Generale, 13 aprile 2022). La vita di Gesù è un’esistenza totalmente accolta e offerta nella gratuità di un dono, da cui il discepolo è generato nella fede ed a cui è chiamato nella carità. Agostino commenta quest’aspetto della vita del Cristo e del cristiano con una formula densa, che dice la grande scelta della libertà cui tutti siamo chiamati: «L’amore di sé fino alla dimenticanza di Dio o l’amore di Dio fino alla dimenticanza di sé» (De Civitate Dei, XIV, 28). Cristo è colui che ha fatto la scelta radicale per Dio libero da sé, libero per esistere per gli altri: proprio così egli è il grande costruttore della pace, l’unico che può abbattere il muro dell’inimicizia (cf. Ef 2,14) e fare unità e riconciliazione fra chi è diviso.
Seguire Lui nella disponibilità a pagare di persona per amore di Dio e del prossimo è la via per giungere non solo alla pace del cuore, ma anche a quella pace che trasfiguri i rapporti umani e li integri in un nuovo ordine personale, comunitario e mondiale, che sia giusto e pacifico per tutti. La pace è opera di giustizia che giunge sempre e solo come dono accolto da Dio e proposto a tutti mediante l’impegno generoso e la testimonianza di una speranza più forte di ogni calcolo umano. Affermava don Tonino Bello: «Diciamo che ogni guerra è iniqua. Promuoviamo una cultura di pace… denunciamo a chiare lettere l’ingiustizia della corsa alle armi. Insorgiamo quando vengono violati i più elementari diritti umani in ogni angolo del mondo. Aiutiamo la gente distratta a rendersi conto che lo sterminio per fame di milioni di persone pesa sulla coscienza di tutti… Preserviamo i nostri ragazzi dalle trasfusioni di violenza che essi metabolizzano paurosamente… smettiamola di tacere! Ricordiamo che delle nostre parole dobbiamo rendere conto agli uomini, ma dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto a Dio» (Lessico di comunione, Edizioni Insieme, Terlizzi 1991).
Accogliere il Signore Gesù, “nostra pace”, vuol dire, allora, render ragione della speranza che è in noi con dolcezza e rispetto per tutti (cf. 1 Pt 3,15), con la forza della convinzione e la generosità dell’impegno, facendoci luogo della presenza del Dio vivente nella costruzione di una pace, che sia frutto di giustizia per tutti e di reciproco perdono. Perché questo avvenga, occorre nutrire però la passione per la Verità e l’obbedienza ad essa, vivendo e annunciando la forza dell’amore, ricevuto e donato.
Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti-Vasto

