Pasquale e i suoi 106 anni «I segreti? Mangiare sano e non arrabbiarsi mai»

8 Aprile 2023

Di Cecco, pensionato dal 1977 e due matrimoni, nel 1937 e nel 1959 «Il momento più bello? Quando ho conosciuto mio figlio di sei anni»

PESCARA. «Penso solo a vivere, ad andare avanti. Al sindaco Masci ho detto: ci vediamo il prossimo anno e voglio mantenere la promessa. Ho avuto una vita lunga e intensa, rifarei tutto».
Pasquale Di Cecco, classe 1917, originario di Turrivalignani, 6 anni come infermiere sul fronte libico a salvare vite, alza i pollici ed esulta per aver raggiunto 106 anni. Li ha festeggiati giovedì scorso nella sua casa di Strada Colle Carullo, a San Donato, circondato dall’affetto della sua numerosa famiglia, 4 figli, Rocco, Bruno, Maria e Antonio; 6 nipoti, Cristian, Tonia, Moira, Orazio, Luca e Debora; 5 pronipoti, Stefano, Dalida, Diana, Micol e Jeferson; tre nuore, Domenica, Rita e Katia e il genero, Domenico. Il sindaco Carlo Masci gli ha fatto visita e gli ha donato una pergamena «con l’augurio e l’abbraccio della città e l’orgoglio di essere pescarese» e immagini dell’artista Enea Cetrullo. Le due mogli dell'ultracentenario, Antoniella Breda, di Turri, sposata all’età di 20 anni nel 1937 (un anno prima di partire militare a Livorno nella settima compagnia dell’Esercito Sanità di Firenze) da cui ebbe Rocco, Bruno e Maria, e Angiola Terenzio di Pescara, con cui convolò a nozze il 3 dicembre 1959 a San Cetteo «dopo averla vista solo tre volte», rivela il figlio Antonio, sono scomparse da anni, in giovane età e per malattia. Pasquale, di carattere gioviale, è nato il 6 aprile, figlio di Maria e Cesidio Di Cecco, agricoltori di Turri, secondo di 5 fratelli, Cecilia (morta a 102 anni), Sante, Jole e Livia.
Dopo il fronte è tornato a casa per abbracciare il primo figlio, Rocco, oggi 78enne, che non aveva mai conosciuto. Tra gli anni ’60 e ’70 ha lavorato per 15 anni alla Anteo ribaltabili, sulla Tiburtina, fino al pensionamento, nel 1977. Ha superato anche il Covid e combatte contro i malanni dell’età.
Signor Di Cecco, qual è il segreto dei suoi a 106 anni?
«Ho fatto tanto bene nella vita e Gesù mi sta premiando. E poi essere circondati di affetto, non arrabbiarsi e mangiare solo cibi sani. Io ho coltivato l’orto, ho allevato maiali, conigli, polli e pecore e adoro mangiare la polenta col sugo di costatine, le pappardelle, il risotto e la chitarrina».
Un momento bello della sua vita?
«Sicuramente quando ho potuto abbracciare mio figlio Rocco che aveva sei anni e non avevo conosciuto perché costretto a partire in guerra. Quando sono tornato mio figlio mi aspettava nella piazza del paese. L’ho riconosciuto perché la mamma, Antoniella, mi mandava le sue fotografie. Mi vide arrivare con gli zaini. Gli chiesi: che aspetti? Lui rispose: il mio papà. Gli dissi: sono io. Ci siamo abbracciati e siamo tornati a casa insieme».
Una Pasqua bella e un'altra dolorosa?
«Il ritorno di uno dei miei fratelli dal Brasile e la morte della mia seconda moglie, Angiola, dopo le festività, nel 2017».
In questi giorni di festa a chi pensa?
«Alle mie mogli che non ci sono più, Antoniella se ne è andata a 38 anni, era malata. Mi mancano tantissimo entrambe».
Sotto le armi cosa faceva?
«Ero infermiere, ricordo i corpi straziati. Io li ricucivo, ho salvato tante vite. Ma nel battaglione ero anche cuciniere».
Quanti lavori ha fatto?
«Tanti: muratore, falegname, contadino, veterinario, ortolano. Ho una buona manualità, ho costruito carri e cestini con i fili della corrente. Le moto, altra mia passione da giovane. Rifarei tutto daccapo».
Cosa ha detto al sindaco?
«Ci vediamo il prossimo anno. Lui si è complimentato per la bella famiglia che ho, unita e amorevole».
Ha paura della morte?
«Sì. Io penso a vivere. Ogni giorno mi alzo e dico: andiamo avanti».