Passa il concordato Aca Via 38 milioni di debiti

Il tribunale omologa l’accordo: pagati in toto i privilegiati, i chirografari al 60,3% E’ la prima volta di un ente a capitale pubblico. L’azienda contro i vecchi vertici
PESCARA. Con una sentenza di 25 pagine firmata dal giudice Anna Fortieri, l’Aca sembra avere definitivamente voltato pagina: il tribunale di Pescara ha ammesso l’Azienda acquedottistica al concordato che le consentirà di dare un taglio netto al debito accumulato in anni di gestione dissennata e anche disonesta, come sta dimostrando il processo penale arrivato ormai alle ultime battute. Si tratta di una decisione destinata a fare giurisprudenza: per la prima volta a fruire del concordato in continuità è un’azienda a capitale interamente pubblico, dato che l’Aca fa capo a comuni delle province di Pescara, Chieti e Teramo.
Non è stato un procedimento facile, come dimostrano le opposizioni presentate da diverse aziende creditrici, convinte che un ente pubblico mai e mai poi avrebbe rifiutato di onorare per intero il pagamento dei suoi debiti. In genere si tratta di fornitori che hanno lavorato nei vari impianti gestiti dall’Aca, ma un’opposizione era stata presentata anche dalla Soget, l’azienda di riscossione. Il Tribunale ha però respinto tutto, forte anche del parere favorevole all’omologazione del concordato formulato dal commissario giudiziale, Guglielmo Lancasteri, e del voto espresso dalla stragrande maggioranza dei creditori (l’80,99%) .
Che cosa prevede il concordato? I debiti dell’Aca sono stati divisi in due grandi categorie: i privilegiati, in genere assistiti da garanzie reali come pegno o ipoteca, verranno rimborsati in toto, per una cifra complessiva di 7 milioni e 919 mila euro. Il pagamento avverrà entro un anno in tre rate quadrimestrali.
Diverso il discorso dei debiti “chirografari”, quindi non assistiti da garanzie reali né da fideiussioni personali: qui il pagamento avverrà nella misura del 60,38%, sempre in rate quadrimestrali. Con questo taglio l’Aca vedrà alleggerire il suo bilancio di 38 milioni di euro di debiti, dato che a fronte di una pendenza di 95 milioni e 980 milioni l’azienda sborserà soltanto 57 milioni e 952 mila euro.
In tutto, quindi, tra privilegiati e chirografari, l’Aca dovrà pagare 69 milioni e 98 mila euro. Dove li prenderà, vista la situazione di dissesto che ha portato alla stipula del concordato? In realtà con una gestione più accorta rispetto al passato l’azienda acquedottistica è in grado di autofinanziarsi: per la precisione il piano industriale prevede che il debito possa essere onorato con le risorse prodotte di qui al 2020, grazie a un deciso intervento sui costi, all’efficientamento della struttura interna e anche a una politica più incisiva nella riscossione di un’importante massa di crediti mai saldati. Si tratta in larga parte di bollette scadute, sulle quali l’Aca faceva finta di non vedere: nel piano industriale non si esclude l’ipotesi che parte di questi crediti possa essere ceduta a società specializzate, un po’ come stanno facendo le banche con i crediti incagliati o in sofferenza.
L’accordo, su cui il Tribunale continuerà a vigilare esigendo dall’Aca relazioni di aggiornamento bimestrali, non chiude i conti con un passato vergognoso: l’amministratore unico, Vincenzo Di Baldassarre, ha confermato di avere promosso azioni di responsabilità con richiesta di risarcimento danni nei confronti dei vecchi amministratori. Nel processo penale l’azienda, che ha presentato un esposto alla Corte dei conti, è parte civile: vedremo che cosa porterà a casa.

