Passeri: anche Cascella voleva i nostri animali

Dalla Casa degli uccelli al negozio di viale Marconi, l’attività compie 60 anni Il capostipite Pelmo: all’inizio vendevamo solo colombe e tortore per le cerimonie
PESCARA. Gli animali impressi sulle tele di Tommaso Cascella sono quelli che l’artista ortonese chiedeva in prestito a Pelmo Passeri, per poterli ritrarre, e che non restituiva mai. I primi alberelli della pineta dannunziana, nei pressi dell’Aurum, sono stati piantati dal piccolo Pelmo quando era ancora scolaro della elementare di via Francesco Tedesco, attuale via Italica.
La cattedrale di San Cetteo fu edificata su una porzione di terreno che apparteneva alla famiglia Passeri-Contento e che fortissimamente volle acquisire il futuro abate don Pasquale Brandano.
I Passeri, fondatori della prima “Casa degli Uccelli” in via Filippo Masci, e poi nella storica e attuale sede di via Marconi 37, sempre a Porta Nuova, festeggiano quest'anno sessanta anni di attività e in promavera, per ringraziare la clientela, sono usciti i manifesti celebrativi di una piccola dinastia che ha intrecciato i suoi destini con molti personaggi che hanno fatto la storia di Pescara, tra cui i Cascella, vicini di negozio, l’onorevole Aldo Cetrullo, i De Cecco, i Camplone, i Di Caprio principi del foro.
E anche con altri protagonisti della storia d’Oltreoceano, in Argentina, quando i capostipiti vivevano sotto la dittatura di Juan Domingo Peròn e la moglie Evita.
Pelmo Passeri nasce a Pescara il 23 maggio 1923 «nel giorno dell’inaugurazione del primo tiro a volo della pineta», ricorda a 93 anni il decano della famiglia, «all’epoca era solo una distesa di sabbia, rifiutata persino dalla marchesa di Pescara, Vittoria Colonna, come dono di nozze del marito Francesco D’Avalos. In seguito, da scolaro, con i miei compagni piantammo i primi alberelli della pineta» .
Il padre di Pelmo si chiamava Vincenzo, alpino, consigliere comunale negli anni Trenta, sposato con Maria Di Claudio, (famiglia di venti figli) emigrato in Brasile ai primi del Novecento, tre guerre alle spalle, compreso lo sbarco in Libia.
Di ritorno dal Sudamerica, Vincenzo Passeri, papà di Pelmo, che chiama alcuni suoi figli come le vette che ha scalato in guerra (Dante, Antelao, Annunziata, Iorio, Gabriella e Anna) apre una rivendita agraria in via dei Bastioni, dove sceglie di vivere con la famiglia in casa della marchesa Matilde Farina (attuale palazzo Monti), nelle vicinanze di «due chiese che non esistono più, San Rosario e San Giacomo».
Pelmo, durante lo sfollamento tra Villa Santa Maria e Castellana, conosce Olga Contento, (classe 1926) figlia dei mobilieri Franceschino e Maria, di via D’Annunzio, e la corteggia con pizzini d’amore che i due si scambiano, insieme alle fotografie. Si sposeranno nella cattedrale di San Cetteo il 7 febbraio 1948.
La coppia, da 68 anni insieme, ha tre figli: Mariella, 67 anni, professoressa del liceo D'Annunzio in pensione; Amalia (nata a Merlo, in Argentina) 63 anni, insegnante in pensione del liceo artistico Misticoni e Franco, 61 anni, l’unico a portare avanti gli affari di famiglia insieme ai figlio Filippo, 27 anni, e Francesca, 33, sposata con Giovanni Di Carlo e madre di Leonardo, 3 anni e mezzo e, da tre mesi, del piccolo Tommaso, in onore dei Cascella.
La famiglia Passeri, quella dei capostipiti Vincenzo e Maria, già commerciava con i volatili. Riforniva il tiro a volo dello stabilimento La Perla Rosa con piccioni, storni, quaglie e passeri. E a sparare per gioco e divertimento erano i signorotti dell’epoca, i De Cecco, i Cetrullo, i Camplone.
Nel 1942, Pelmo Passeri è militare dell’Aeronautica a Gorizia. Nel 1950, all’età di 27 anni, emigra in Argentina, e con la nave raggiunge altri parenti che già vi risiedono e va a vivere, per uno scherzo del destino, in una località a 29 chilometri a ovest di Buenos Aires che si chiama Merlo.
Qualche tempo dopo lo raggiunge la moglie Olga con la primogenita Mariella, e la famiglia si ricompatta. Pelmo si arrangia con lavoretti saltuari. Olga apre un negozio di alimentari e paga 10 pesos all’anno di tasse al governo Peròn.
«Stavamo bene», ricorda Olga, «ma pur sempre con i limiti di una dittatura. Non abbiamo mai incontrato Juan ed Evita Peron, ma lei era molto amata dalla gente. Aveva creato una fondazione umanitaria e viaggiava con l’aereo privato. Il giorno della morte (26 luglio 1952 a 33 anni per un tumore ndc) pioveva a dirotto e la fila di gente che voleva salutarla per l’ultima volta era impressionante. Non riuscimmo a raggiungere il negozio di Dante, il fratello di Pelmo, che stava proprio nella piazza della Casa Rosada».
Nel frattempo, arrivano notizie da Pescara: «Don Pasquale Brandano voleva un parte del nostro terreno per ricostruire la cattedrale di San Cetteo dopo la guerra, e noi lo donammo alla Curia».
Il 15 maggio 1955 i Passeri fanno ritorno a Pescara a bordo della Andrea Costa di Genova, riportano la tortorella nana e Olga ha l’illuminazione: i volatili ce li abbiamo, apriamo un negozio.
Il primo sorge in via Masci, accanto al forno Paris, il primo gennaio 1956 e «quattro anni dopo», rievoca oggi Franco Passeri, «l’avvocato De Monte, proprietario dello stabile di via Marconi, ci cede la prima delle sette vetrine attuali. Tommaso Cascella, carattere burbero, abitava dove oggi c’è il museo di famiglia, veniva abitualmente a prendere i volatili da ritrarre sulle tele, ma non ce li ha mai restituiti insieme al cappello di battaglia di mio padre».
All’inizio erano cardellini, fringuelli, canarini, tortore, pesci rossi, colombe bianche: «si vendevano per le cerimonie e, memorabili», ricorda Franco sbirciando tra i ricordi di bambino, «erano le mostre ornitologiche che organizzavamo negli anni Sessanta con il presidente dell’associazione Ettore D’Agostino, alla presenza dell’allora prefetto Castellucci».
Oggi l’attività copre diversi settori, ornitologico, cinofilo, degli animali esotici, accessori e mangimi.
«Abbiamo clienti persino dalla Puglia e dal Lazio e un tempo anche i vigili urbani di Pescara venivano da noi a comprare i fischietti».
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