Patteggiamento Dolce e Mattucci: il giudice deciderà il 3 febbraio

4 Novembre 2021

L’ex coordinatrice e l’ex presidente della cooperativa “La Rondine” hanno concordato 2 anni di pena Nell’inchiesta restano il direttore generale Asl, Ciamponi, e due membri della commissione di gara

PESCARA. Il 3 febbraio 2022 il giudice per l'udienza preliminare, Antonella Di Carlo, formalizzerà il patteggiamento dei due principali protagonisti dello scandalo dell’appalto Asl da 11 milioni di euro per la gestione delle residenze psichiatriche extra ospedaliere, e cioè l’ex presidente della cooperativa La Rondine di Lanciano, Domenico Mattucci, e l’ex coordinatrice della stessa coop, Luigia Dolce, che hanno chiesto e ottenuto dalla procura di Pescara di definire anticipatamente le loro posizioni. Due anni a testa è la pena che gli imputati hanno concordato per uscire dal procedimento, dopo aver reso ampie confessioni ai pm Anna Benigni e Luca Sciarretta, e dopo l'incidente probatorio.
GLI ALTRI IMPUTATI Dentro l’inchiesta restano il direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi, e i due componenti della commissione di gara, Antonio D’Incecco e Anna Rita Simoni, peraltro scelti da Sabatino Trotta, lo psichiatra che rappresentava il fulcro dell’inchiesta, che con il suicidio in carcere (il giorno stesso del suo arresto) ha finito per ridurre di molto l’ambito di azione dei magistrati.
LE ACCUSE Nello stilare i patteggiamenti, la procura ha ripercorso le fasi salienti dei reati contestati a Mattucci e Dolce: turbata libertà degli incanti, corruzione e corruzione per l’esercizio della funzione. Trotta, quale direttore del dipartimento di salute mentale della Asl, «dopo aver predisposto il capitolato tecnico della gara e aver scelto i tre soggetti esperti da nominare quali commissari di gara, forniva indicazioni agli stessi, partecipando indebitamente e di fatto ai lavori della commissione, affinchè attribuissero all’offerta tecnica presentata dal Consorzio SGS (e quindi a La Rondine ndc), un punteggio di gran lunga superiore rispetto a quello degli altri offerenti, così da creare un divario con gli altri partecipanti non colmabile con il punteggio comunque attribuibile all'offerta economica».
TROTTA e CIAMPONi La Procura evidenzia poi la collaborazione di Trotta con Mattucci e Dolce, ma soprattutto la presunta complicità con Ciamponi che sarebbe stato invitato da Trotta a sottoscrivere il contratto d’appalto nonostante due dei vertici della Coop fossero stati rinviati a giudizio per turbativa d’asta: fatto che avrebbe dovuto indurre il direttore generale ad escludere la Coop dalla gara. Poi c'è la questione della corruzione, con i 50 mila euro in contanti che in più tranche Trotta avrebbe ricevuto da Mattucci per il tramite di Dolce, insieme a un orologio di pregio Rolex. E infine il capitolo che riguarda Ciamponi, che «riceveva indebitamente per sé da Mattucci e Dolce, la somma di 8.000 euro: denaro che veniva corrisposto in contanti da Mattucci per il tramite della Dolce a Trotta, il quale lo consegnava al venditore Enrico Sborgia in pagamento dell’autovettura Fiat 500 acquistata da Ciamponi. Con la circostanza aggravante», si legge ancora nell’imputazione del patteggiamento di Mattucci e Dolce, «dell’aver avuto il fatto per oggetto la stipulazione di un contratto di appalto da parte della Asl di Pescara alla quale Ciamponi appartiene».
IL 3 FEBBRAIO IN AULA Quindi le posizioni di Mattucci e Dolce il 3 febbraio prossimo verranno definite dopo lo stralcio dal fascicolo principale che, nel giro di qualche settimana, potrebbe essere chiuso con l’avviso di conclusione delle indagini. E questo anche perché dalla lettura dei patteggiamenti, la posizione di Ciamponi sembra essere stata già delineata dai magistrati, anche se il direttore generale ha tentato di dimostrare la sua estraneità rispetto alla dazione di 8.000 euro consegnati da Dolce a Trotta. Ma considerato che la morte di Trotta ha impedito alcuni passaggi fondamentali dell'inchiesta, che avrebbe potuto toccare anche l’ambito politico, la testimonianza del concessionario deve aver pesato sulla decisione finale dei magistrati.