«Patti, promesse e reati Attenti: la corda si spezza»

28 Novembre 2016

PESCARA. «È un po’ come diceva Remo Gaspari: “Ti prego di appoggiarmi nei limiti del consentito”. Sembra una frase da vechia volpe della politica ma, invece, è una frase da cervello fino perché...

PESCARA. «È un po’ come diceva Remo Gaspari: “Ti prego di appoggiarmi nei limiti del consentito”. Sembra una frase da vechia volpe della politica ma, invece, è una frase da cervello fino perché significa “aiutami ma solo se la legge lo permette”. Il problema è capire quando si oltrepassa la normale dialettica politica». Parla così Diego De Carolis, ordinario di Diritto amministrativo all’università di Teramo e avvocato, e ricorda ai politici che esiste un confine tra una decisione di partito e un lungo elenco di reati. «Un confine elastico», avverte il professore, «ma che non si può espandere all’infinito: è come una corda che si può anche tirare ma che, alla fine, può spezzarsi».

Professore, visto quello che sta succedendo con la nuova inchiesta dei pm di Pescara, ci spiega il reato di illecita influenza sull’assemblea?

«Si tratta di pressioni nei confronti di chi deve esercitare il proprio voto nell’assemblea di una società. Se le pressioni sono illecite, per esempio un voto in cambio di soldi o altre utilità, allora saranno penalmente rilevanti: in questo caso, si badi bene, un giudice non contesterà una scelta politica ma il metodo in cui una decisione è stata presa».

Quindi, un’operazione di partito, politica, può diventare un reato?

«Bisogna fare un passo indietro: nel nostro ordinamento vige un principio generale e cioè il principio di legalità che prevede che un potere può essere esercitato da un organo, in questo caso da un’assemblea, nel rispetto dei limiti della legge. Ovviamente, anche i componenti dell’assemblea, cioè i soggetti politici eletti, sono tenuti al rispetto del principio di legalità. Così, la scelta dei soggetti sarà formalizzata in una proposta che diventerà il presupposto per la scelta amministrativa, concreto esercizio del potere di nomina riservato all’assemblea. Poi, l’assemblea dovrà calare le nomine nel modello legislativo in modo correttamente applicato. La vulgata pensa che così il giudice finirà per inserirsi nella scelta politica ma non è così: il giudice si inserirà nella scelta amministrativa. Il problema non è chi si elegge, a meno che non si tratti di soggetti senza requisiti, ma come si elegge: il giudice non sindaca la scelta politica».

Ma la soglia dell’illecita influenza non è oggettiva: come si fa a stabilire se un’influenza è illecita?

«Se un politico dice a un altro: appoggia il mio piano e io appoggerò la tua candidatura o assicurerò lavori nella tua città, mi sembra che questo rientri in una normale dialettica politica. Se ci sono promesse di soldi o assunzioni di familiari, invece, è un’altra cosa».

Un limite dettato dal codice penale?

«Eh sì, anche i politici devono rispettare le norme. Comunque, non va messo alla gogna il politico che indirizza una scelta amministrativa né il giudice che, sollecitato, avvia un accertamento su quella scelta. Una cosa sui giudici penali, però, vorrei dirla: il diritto amministrativo è in continua evoluzione e anche i pm che si occupano di reati contro la pubblica amministrazione dovrebbero essere continuamente aggiornati». (p.l.)

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