Pd, Mastrangelo come Letta ma per dare la scossa al partito

PESCARA. Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Come il segretario nazionale Enrico Letta anche Claudio Mastrangelo dice di lasciare l’incarico del Pd. Ma le sue dimissioni sono...
PESCARA. Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Come il segretario nazionale Enrico Letta anche Claudio Mastrangelo dice di lasciare l’incarico del Pd. Ma le sue dimissioni sono un aforisma di Lao Tzu. Quelle di Letta sono una resa che ha fatto clamore. Mastrangelo si è dimesso in silenzio, domenica sera, dal vertice della segretaria regionale dei Giovani Democratici. Ma la sua scelta, la prima e finora unica nel Pd abruzzese, è stato un segnale che si riassume con una frase semplice: resettiamo il passato, ripartiamo dai giovani. È come premere un tasto del pc oppure è una foresta che cresce senza far rumore. Le dimissioni di Letta hanno solo il biglietto d’andata; Mastrangelo invece riapre la strada ai dem. «Non avevo e non ho nulla da recriminare a me stesso e ai Giovani Democratici abruzzesi», scrive, «ma dopo le sconfitte elettorali è giusto ricordare e ricordarsi che chi guida una comunità non ne è il proprietario. Per questo, senza annunciare nulla, nemmeno ai miei più stretti collaboratori, durante l’assemblea regionale dei Gd ho rimesso il mio mandato di segretario, chiedendo la fiducia su un programma articolato in tre fasi per il rilancio politico locale e per dare il contributo abruzzese a quello nazionale. Tre fasi per un nuovo Pd e una sua giovanile francescana, radicale e disubbidiente, che abbiano ben chiari il proprio posto e il proprio ruolo nella società. Dopo 4 ore di discussione la fiducia mi è stata riconfermata all’unanimità con l’obiettivo che chi verrà dopo di me possa festeggiare la vittoria alle regionali e amministrative del 2024. La strada è lunga almeno quanto le nostre vite». (l.c.)

