Pecorale deve restare in carcere: inchiodato dalla testimone chiave

Nel procedimento del gip di Pescara, la ricostruzione della collega di Yelfry, con lui dietro al bancone «Sparava su di lui, ho iniziato a urlare. Il cliente ha fatto il giro del bancone e ha continuato a sparargli»
PESCARA. Mentre dal suo letto in ospedale Yelfry Rosado Guzman, la vittima dei colpi di pistola esplosi nel locale di piazza Salotto dove stava lavorando fornisce la sua versione su quei drammatici secondi vissuti il 10 aprile scorso, le carte del procedimento sul responsabile di quel tentato omicidio, Federico Pecorale, arrivano da Pesaro (dove venne arrestato) alla procura di Pescara. E il gip Antonella Di Carlo accoglie la richiesta di misura in carcere avanzata dal pm Fabiana Rapino. «Ricordo che quell'uomo», racconta Yelfry, «dopo avermi dato un pugno, si è messo a cercare qualcosa: pensavo a un’arma, un coltello, ma non pensavo che per un po’ di sale succedesse quel macello. Per questo sono rimasto tranquillo e dopo il cazzotto gli ho indicato le telecamere che lo riprendevano: ma lui niente, ha continuato a cercare l’arma e mi ha sparato tre colpi, poi è tornato indietro e ha continuato a sparare. Cinque colpi. In quel momento pensavo di morire e avevo in mente soltanto mio figlio».
Una vicenda che il gip Di Carlo ricostruisce nell’ordinanza bis di misura in carcere (Pecorale è ancora rinchiuso ad Ancona dopo la convalida del gip di Pesaro) grazie anche alla testimonianza diretta dell’altra dipendente del locale che ha assistito a tutto, Martina Tamalio.
«Quella mattina l’uomo è tornato nel locale dove era stato altre due volte e abbiamo scambiato qualche parola. Chiacchierando gli ho detto che aveva un viso conosciuto e lui mi ha risposto di chiamarsi Federico e di essere di Montesilvano e che forse io avevo visto i suoi fratelli. La cosa particolare che ho notato sul suo viso era che aveva un occhio offeso, strano, come se andasse in direzione opposta all’altro. Ha ordinato una bottiglia di vino, una coca cola, arrosticini e patate che ha consumato fuori. Poi è entrato ed è rimasto appoggiato al bancone a sorseggiare il vino chiacchierando con noi. Poi ha ordinato altri arrosticini, chiedendo a Yelfry di farli più salati. Durante la cottura Yelfry ha messo una prima dose di sale sulla carne e questo Federico ha iniziato a fare osservazioni, dicendo che così bastava. Yelfry, essendo dominicano, quando parla sembra essere indisponente, gli diceva che lui metteva tre mani di sale per cui non poteva bastare così. Anche lì abbiamo continuato a ridere e scherzare tutti e tre. Era tranquillo, aveva chiesto che a fine cottura gli arrosticini fossero disposti “a torre”, per mantenere bene i succhi all’interno. L’ho spiegato a Yelfry che non aveva capito e stava per toglierli dal fuoco. Federico lo ha rimproverato dicendogli che era troppo presto. Yelfry li ha rimessi sul fuoco poi, prima di toglierli, ha dato una specie di scrollata e stava per incartarli. Federico allora gli ha urlato “oohh, che cazzo hai fatto. Così gli hai levato i succhi” e Yelfry gli ha risposto “fidati di me, questo si fa così, in un modo un po’ scocciato perché Federico si stava alterando. In quel momento Federico ha sferrato un violento pugno al volto di Yelfry e io mi sono subito messa in mezzo tirando indietro il mio collega che stava per partire contro di lui. Gli ho detto di stare fermo perché stava lavorando e ho urlato a questo tizio “ma che cavolo stai facendo?”. Questo, che si era zittito, stava guardando con cattiveria Yelfry dritto in faccia: ho visto che ha alzato il braccio impugnando una pistola piccola e scura che ha puntato contro il mio collega. Mi sono subito spostata alla sinistra di Yelfry e ho visto che Federico sparava su di lui: Yelfry si è buttato a terra, pancia in giù, dietro al bancone. Ho iniziato a urlare e ho visto Federico che ha fatto il giro del bancone andando vicino a lui e continuando a sparargli addosso. Avevo paura che sparasse pure a me. Invece, quando ha finito di sparare è ritornato davanti al bancone ed è uscito con tutta calma mentre Yelfry era in una pozza di sangue e mi diceva di chiamare l'ambulanza e la polizia». Un’agghiacciante sequenza ripresa dalle telecamere del locale che ora il legale di Pecorale, Florenzo Coletti, vuole vedere integralmente per verificare una eventuale provocazione del cuoco, mentre è sempre più intenzionato a chiedere per il suo assistito la perizia psichiatrica.

