Pecorale e gli spari a Yelfry: «Non era pienamente capace di intendere e di volere»

3 Maggio 2023

Per la psichiatra incaricata dal giudice il 30enne soffre di disturbo persecutorio «Pericoloso socialmente, non è idoneo al carcere». Il 18 maggio si torna in aula

PESCARA. Al momento di esplodere quei cinque colpi di pistola contro il cuoco originario di Santo Domingo, Yelfry Rosado Guzman, 23 anni, per una banale discussione sulla salatura degli arrosticini, Federico Pecorale aveva «grandemente scemata la capacità di intendere e di volere». È questa la conclusione cui è giunta la psichiatra Federica Vellante, nominata dal gup per accertare le condizioni psichiche dell’uomo, 30 anni originario di Montesilvano, ma residente in Svizzera, che il 10 aprile dello scorso anno, in piazza Salotto, nel locale “Casa Rustì”, colpì il giovane cuoco prima con un pugno e subito dopo lo raggiunse con alcuni colpi di pistola, continuando a sparare anche dietro il bancone del locale, con la vittima che era già a terra e che da quel giorno è costretto sulla sedia a rotelle.
LA DIAGNOSI La perizia (depositata nei giorni scorsi e notificata anche ai periti di parte) ha accertato che Pecorale è affetto da una patologia mentale strutturata complessa: un disturbo delirante cronico di tipo persecutorio. Il lavoro della psichiatra Vellante è stato seguito anche dai periti di parte: per conto della famiglia della vittima, l’avvocato Piero Bisceglie ha fatto nominare due professionisti, il dottor Michele D’Andreagiovanni, coadiuvato dalla criminologa Carmen Fedele; mentre l'avvocatessa Valentina Aragona, che assiste Pecorale e che ha condizionato il giudizio abbreviato alla perizia, ha invece scelto come suo perito Giammarco Tessai.
La conclusione della perizia ha riguardato anche l’accertata pericolosità sociale dell’imputato e il fatto che il suo stato attuale sia tale da non consentirgli «una fattuale e concreta partecipazione al procedimento». E quanto al percorso terapeutico più idoneo per la patologia dell'imputato, il perito ha risposto che soltanto un ricovero in Rems (residenza per l’esecuzione di misura di sicurezza) potrebbe fare al caso in esame.
NON IDONEO AL CARCERE «Attualmente», afferma la psichiatra, «l’unica misura ritenuta idonea a contenere pericolosità sociale e progetto di cura risulta essere la Rems. Può infatti considerarsi non idoneo il regime carcerario in riferimento alla strutturazione non sanitaria/terapeutica/riabilitativa dello stesso, così come il regime residenziale protetto in quanto poco protetto e contenitivo rispetto alle attuali esigenze cliniche e criminose di Federico».
IL 18 MAGGIO IN AULA E dunque, sulla scorta di questa perizia, che verrà discussa in aula davanti al gup il 18 maggio prossimo, il giudice (probabilmente Francesco Marino che da qualche giorno ha sostituito nell’incarico il collega Nicola Colantonio passato alla giudicante) dovrà decidere il da farsi. Il vizio parziale di mente, infatti, non prevede la impunibilità del soggetto che potrebbe avere una pena diminuita da scontare, con ogni probabilità, proprio in una struttura come quella indicata dal perito.
I TRAUMI DI PECORALE Il perito del giudice ha esaminato tutto il percorso di vita di Pecorale: dall'infanzia ai traumi subiti per la separazione dei genitori, poi con l'incidente del 2018 a Montesilvano che fece finire l’imputato in coma con conseguenze molto gravi che hanno poi condizionato il suo stato per il prosieguo di vita. E ancora il trasferimento in Svizzera con la madre e il fratello. Le conseguenze dell'incidente, che hanno compromesso anche il suo aspetto fisico, avrebbero accresciuto il suo senso di forte ingiustizia nei confronti di tutti: amici, ma anche estranei. I rapporti quasi esclusivi con donne di nazionalità africana e sudamericana, non andati a buon fine, avrebbero contribuito a far maturare nell'imputato un forte senso di disagio, portando Pecorale a prendere in considerazione anche l'ipotesi del suicidio che lo avrebbe portato a Pescara (da qui la pistola che deteneva illegalmente e che usò contro il cuoco).
IL GIORNO DEGLI SPARI La perizia ricostruisce anche le ultime ore di Pecorale: il pugno al cuoco, la reazione di quest'ultimo ritenuta «pieno di odio», e i colpi di pistola. Poi l'allontanamento dal locale, la visita ai nonni prima di partire a bordo di un taxi (rintracciato dalla polizia vicino Pesaro dove avvenne l’arresto) per tornare in Svizzera. Anche la detenzione in carcere, per Pecorale, proprio a causa della sua patologia, è stata tormentata e piena di episodi violenti da parte sua che hanno costretto la Penitenziaria a far disporre il trasferimento a Lanciano, poi a Viterbo, Cassino e infine a Velletri. dove Pecorale è ora detenuto.
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