Peculato, il pm chiede il processo per Dogali

In pensione, era il medico dei vip in ospedale. Sotto accusa anche il primario di Medicina nucleare
PESCARA. Arriva la richiesta di processo per il dottor Vincenzo Dogali, noto professionista pescarese ed ex esponente politico. Il sostituto Andrea Di Giovanni ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per lui ed altre tre persone, coinvolte nell'inchiesta legata all'attività abusiva che Dogali avrebbe svolto in ospedale dopo il suo pensionamento risalente al 2015.
Sarà il gup Elio Bongrazio, il 19 gennaio del prossimo anno, a valutare se le accuse di peculato ed esercizio abusivo della professione dentro l'ospedale civile contestate al professionista, siano tali da reggere un dibattimento pubblico e dunque a decidere sul suo rinvio a giudizio. Dogali risulta imputato insieme all'attuale primario di Medicina nucleare (ex reparto dove aveva lavorato Dogali e dove si sarebbe recato molto spesso dopo il pensionamento), Valerio De Francesco, un ausiliario e un coadiutore amministrativo che lavorano nello stesso reparto, Lorenzo Sagazio e Paola Zuccarini. Dogali, biologo, che aveva lasciato la struttura pubblica quando era aiuto nel laboratorio di analisi dell'ospedale, secondo l'accusa sarebbe tornato più volte in ospedale nel periodo dal 2018 e fino all'aprile del 2019, per compiere delle attività che non poteva più svolgere non solo perché in pensione, ma soprattutto perché relative a questioni prettamente mediche e non compatibili con il suo titolo di biologo. Insomma, il problema è che Dogali, secondo la procura, avrebbe continuato a ricevere i suoi amici ed ex pazienti nella struttura pubblica abusivamente.
A dare peso alle accuse, anche un’intensa attività investigativa svolta negli ultimi 8 mesi prima della chiusura delle indagini. Riprese filmate e fotografiche e testimonianze di molte persone. Una telecamera era stata posizionata nel suo studio privato e una in quello che abitualmente Dogali utilizzava abusivamente in ospedale.
E in quelle immagini vengono ripresi anche personaggi noti della Pescara bene che, ignari di quella che era la posizione dell'imputato in quel periodo, si recavano in ospedale per questioni diverse: consigli, per eseguire esami diagnostici che Dogali non avrebbe mai potuto prescrivere non perché pensionato, ma perché privo della specifica specializzazione.
Una situazione nota dentro l'ospedale e mal digerita da molti alla quale i vertici dell'ospedale cercarono di porre uno stop. Il coinvolgimento degli altri tre imputati viene spiegato bene dall'accusa. Il primario, che non poteva non conoscere la posizione di Dogali, avrebbe comunque permesso allo stesso di utilizzare la struttura pubblica con relative apparecchiature e la dotazione di materiale riservato ai soli medici dell'ospedale. E, sempre secondo l'accusa, De Francesco avrebbe anche firmato delle richieste di esami e prescrizioni che gli venivano sottoposte da Dogali.
Gli altri due imputati avrebbero invece coperto quella attività dentro la struttura pubblica. Sagazio faceva addirittura entrare Dogali in ospedale da una porta secondaria con il suo badge e lo avrebbe aiutato anche a portare al Cup le richieste d'esami, agevolando così i suoi clienti vip che evitavano lunghe file. E anche la Zuccarini avrebbe collaborato, assistendo anche a qualche prelievo di sangue che Dogali eseguiva senza essere autorizzato. Adesso spetterà al gup Bongrazio decidere se mandare o no tutti a processo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

