Penne, corteo e petizione per salvare il punto nascite

12 Settembre 2014

Domani la maxi protesta organizzata dal movimento per la sanità vestina I grillini inviano a D’Alfonso le firme a difesa del reparto dell’ospedale

PENNE. Cresce l'allerta sul futuro del reparto nascite dell'ospedale San Massimo di Penne. Il punto nascite vestino, uno dei 12 presenti in Abruzzo, in base al piano di riordino e razionalizzazione e soprattutto in base ai parametri stabiliti dal decreto Fazio del 2011, dovrebbe essere uno di quelli destinati a scomparire.

In attesa del maxi corteo di protesta, organizzato per domani dal movimento per la sanità vestina, anche la politica pennese tenta di difendere gli interessi dell'intera comunità vestina.

Il gruppo amici di Beppe Grillo di Penne, guidato da Stefania Altigondo, ha avviato una petizione da indirizzare al presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, e all'assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci, che conta già 138 adesioni.

«I tagli alla spesa sanitaria decisi dagli ultimi governi e messi poi in pratica dalle amministrazioni regionali abruzzesi di destra e di sinistra sono andati sempre e soltanto a discapito degli abruzzesi», ha spiegato Altigondo, «L’ospedale di Penne è stato costruito dalla comunità vestina oltre mezzo secolo fa con grandi sacrifici. La chiusura di un reparto essenziale come quello del punto nascite comporterebbe un declassamento dell’intera struttura, con probabili futuri tagli anche alle altre unità operative. La soppressione del reparto nascite porterebbe il San Massimo verso la chiusura, poiché al di sotto di 85 posti letto l'ospedale può essere chiuso», ha chiosato la rappresentante pennese dei grillini.

Anche Sinistra ecologia e libertà ha avviato azioni importanti a difesa del reparto nascite del San Massimo di Penne. Tramite i propri parlamentari, è stata indirizzata un’interrogazione al ministro della salute Beatrice Lorenzin per capire se ci siano spiragli per evitare la chiusura del punto nascite pennese.

«Il Decreto Fazio», hanno sottolineato da Sel, «concede la possibilità di deroga alla sopravvivenza dei punti nascita sulla base di motivate valutazioni legate alla specificità dei bisogni delle varie aree geografiche, in particolare quelle con rilevanti difficoltà di attivazione dello Stam (Servizio di trasporto assistito materno). L'area vestina, da sempre carente di un adeguato asse viario, verrebbe in questo modo messa alle corde». Domani, ci sarà la prima risposta pubblica e si misurerà quanto la questione sia sentita dalla popolazione.

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