«Penne deve entrare nel cratere»

Il vice sindaco Ferrante: il sisma ha compromesso il 40 per cento del centro storico
PENNE. Penne e Farindola vogliono entrare nel cratere. Non per capriccio, ma per la necessità impellente che si percepisce anche solo passeggiando neidue centri storici. A Penne sono stati oltre cento i tetti danneggiati dallo sciame sismico del 18 gennaio, così come diverse infrastrutture. La situazione è peggiorata con la concomitante nevicata che a gennaio ha messo in ginocchio tutto il comprensorio.
«Penne deve entrare nel cratere. Qualsiasi amministratore di buon senso», sottolinea il vicesindaco di Penne, Vincenzo Ferrante, «non può escludere il nostro paese. Se dovesse accadere, terremo conto dello sgarbo alla nostra città. Abbiamo almeno mille pratiche di danni ingenti a strutture private, e il 30-40 per cento del centro storico è stato fortemente compromesso».
A Penne nei giorni dell’emergenza 30 persone sono state evacuate dalle abitazioni, stalle e capannoni commerciali sono ancora oggi inagibili, mentre si vive una continua emergenza per le strade franate e gli smottamenti, che da oltre un mese interessano diverse aree del territorio comunale, come le contrade di Collalto e Mallo. Al momento non c’è certezza se Penne verrà compresa nell’area del cratere con la modifica del decreto ministeriale, ma gli amministratori locali non hanno intenzione di mollare la presa e cercheranno di far valere le proprie ragioni con Regione e Governo».
Più ottimismo a Farindola, dove l’ex sindaco Antonello De Vico ha parlato della situazione della piccola comunità pedemontana vestina. «Ringrazio il governatore Luciano D’Alfonso per l’attenzione posta al dramma di Farindola, ricompreso a buona ragione nel l'allargamento del cratere sismico. La combinazione nevemoto dello scorso gennaio ha prodotto l'imprevedibile valanga di Rigopiano che ha trasformato in un attimo la gioia e l'entusiasmo di un luogo in un incubo. Chiediamo che le previsioni del Masterplan riguardanti questa porzione del Gran Sasso vengano confermate per bonificare, riqualificare e soprattutto studiare e mettere in sicurezza dal rischio valanghe Rigopiano, secondo quanto previsto dalle leggi ad oggi disattese. Solo così potremo rilanciare l'immagine turistica della montagna abruzzese, onorare il ricordo delle vittime, provare a disseppellire e riproporre il sogno che eravamo riusciti a realizzare», conclude De Vico.
Francesco Bellante
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