Penne, duemila in piazza per difendere l’ospedale

14 Luglio 2017

Mobilitazione di cittadini in largo San Francesco per dire no allo smantellamento del San Massimo. Diciotto sindaci vestini si appellano al governatore D’Alfonso

PENNE. L'area vestina è scesa in largo San Francesco per difendere il San Massimo di Penne. Mercoledì sera, circa duemila persone si sono ritrovate dinanzi all'antica porta cittadina per partecipare alla manifestazione di protesta organizzata dal comitato "Salviamo l'ospedale di Penne". Sul palco sono saliti e hanno preso la parola, medici, operatori del settore sanitario, semplici cittadini, ma anche tanti sindaci del comprensorio.
«Montebello è con voi in questa battaglia in difesa dell'ospedale», ha detto senza tanti giri di parole il sindaco di Montebello di Bertona Venanzio Fidanza. Il primo cittadino di Picciano, Enzo Catani, ha invece raccontato ai presenti di aver personalmente protocollato, il 30 giugno scorso, per recapitarlo al presidente della Regione Luciano D'Alfonso, un documento firmato da diciotto sindaci dell'area vestina nel quale si chiede che l’ospedale pennese non subisca più tagli e riduzioni di personale a discapito della salute dei cittadini.
«Il governatore non può più ignorare il nostro documento e non può ignorare il nostro territorio. Lo sta già facendo da troppo», ha detto Catani. Sono intervenuti sul palco, ovviamente oltre al sindaco del capoluogo vestino, Mario Semproni, i sindaci di Collecorvino, Farindola ed Elice. Il comitato salviamo l'ospedale di Penne si è detto pronto a promuovere nuove iniziative di protesta e ad avere un proprio referente in tutti i paesi dell'entroterra che abitualmente usufruiscono dei servizi sanitari del San Massimo.
L'area vestina insomma non vuole cedere a quel che sembra ormai un destino segnato per l’unico ospedale comprensoriale. Sul presidio sanitario pende un piano di riordino che lo declassificherebbe da ospedale di base a ospedale di area disagiata. Un ridimensionamento che comporterebbe, una volta andato in porto, un taglio sensibile dei servizi e dei posti letto.
I reparti di Medicina, Geriatria e Cardiologia, così come è stato deciso per i mesi di luglio e agosto, verrebbero definitivamente accorpati in un'unica area medica da 30 posti letto. Il numero complessivo dei posti letto, quando il piano sarà a regime, passerebbe dagli attuali 85 a circa 36.
A preoccupare è anche la situazione del Pronto soccorso che, in assenza della Rianimazione, non può accogliere i codici rossi gravi. Se a tutto questo si aggiunge che il comprensorio vestino è penalizzato da tempo da una rete viaria a dir poco obsoleta, che quindi rende i soccorsi d'emergenza molto difficili e complessi, ecco giustificati i timori sul depotenziamento del l'ospedale. Timori che con il passare di tempo di trasformano in rabbia e proteste.
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