Penne, la produzione di olio crolla del 50%

La Coldiretti: «La raccolta delle olive non è andata bene». Rischio aumento dei prezzi per i consumatori
PENNE. La produzione di olio nell'area vestina da sempre è considerata un'eccellenza. Alle 20 aziende specializzate nel settore si aggiungono le circa 150 aziende agricole che producono olio non come principale attività. L'annata 2022, purtroppo, non è andata benissimo. In base ai dati forniti da Coldiretti la produzione è scesa del 50% rispetto all'anno scorso.
Anche la qualità, considerando che tante piante sono state aggredite dall'attacco da parte della mosca, non è risultata eccelsa dappertutto. Questo ha fatto sì che l'olio nuovo buono subirà un aumento di costi per il consumatore.
Le aziende agricole, come in tanti altri settori, hanno dovuto fare i conti con un aumento del 50% per i costi di molitura, dovuti alle spese triplicate dell'energia e raddoppiate per quanto riguarda gli imballaggi di confezionamento dell'olio. «È importante comprare olio a chilometro zero», sottolinea il presidente della Coldiretti Penne, Federico Domenicone. «Questa annata di raccolta di olive, che poteva essere di rilancio per tante aziende della nostra area, ha confermato purtroppo il momento difficile dell'intero settore agricolo dovuto agli aumenti ormai fuori controllo». «Il comparto agricolo è totalmente in ginocchio complice anche un'estate siccitosa come non si vedeva da anni», conclude Domenicone.
A confermare la difficile situazione dei produttori di olio dell'area vestina anche il titolare della pluripremiata azienda Hermes, l'ingegner Claudio Di Mercurio. «Stanno mettendo totalmente in ginocchio il comparto», dice, «e ad una estate siccitosa come non si vedeva da diversi anni. «La campagna di quest'anno ha una quantità di olive inferiore del 50% rispetto all'anno scorso», afferma Di Mercurio. «Per quanto riguarda la qualità, l'attacco della mosca avuto a fine estate è stato sottovaluto da molti. Noi abbiamo iniziato la molitura il 17 settembre proprio per permettere ai produttori, soprattutto alle aziende biologiche, che non avevano molte armi per combattere l'attacco dell’insetto. Gli oli buoni sono stati fatti, ma soprattutto a cavallo tra fine settembre ed inizio ottobre. Rispetto alla scorsa stagione sicuramente la maggior parte dei produttori ha avuto un risultato inferiore, sia in termini di qualità che di quantità», conclude Di Mercurio.

