Penne, ora è a rischio il Pronto soccorso

Dopo il taglio del punto nascita, in bilico è il futuro stesso dell’ospedale secondo le previsioni del decreto Balduzzi
PENNE. Il futuro dell'ospedale San Massimo di Penne è sempre più in bilico. Dopo la soppressione del punto nascita, anche il Pronto soccorso potrebbe presto scomparire o quantomeno perdere buona parte delle sue funzionalità. Un taglio, quello previsto per il Pronto soccorso, che se dovesse concretizzarsi potrebbe esser letto come l'anticamera della chiusura dell’ospedale.
Il direttore sanitario del San Massimo, Rossano Di Luzio, interpellato sull'argomento, dice che, «al momento, non c'è nessun atto ufficiale del commissario ad acta, Luciano D'Alfonso, sulla chiusura o la rimodulazione del Pronto soccorso del San Massimo». Dichiarazione laconica che tuttavia non smentisce le voci che, a livello regionale si stia preparando il varo, dopo il provvedimento adottato sui punti nascita, di un ulteriore taglio agli standard ospedalieri in base al decreto Balduzzi. I Pronto soccorso degli ospedali periferici, non attrezzati e non coadiuvati da reparti di supporto, verrebbero trasformati in punti di primo intervento, ossia semplici unità dove fare accettazione e il trattamento sanitario dei codici d'emergenza meno gravi, il tutto per sole 12 ore al giorno.
In Abruzzo, oltre a quello di Penne, sono altri 7 i reparti di emergenza che dovrebbero finire sotto la scure della riorganizzazione sanitaria: Popoli, Sant'Omero, Atri, Tagliacozzo e Pescina. Il Pronto soccorso del San Massimo, nonostante già oggi dirotti i casi di gravità rilevante (infarti, ictus) verso Pescara, nel 2014, ha fatto comunque registrare numeri davvero importanti. Al 31 dicembre scorso, il Pronto soccorso del San Massimo si attestato su 15mila 144 accessi e ben 45mila 180 prestazioni garantite.
La possibile chiusura del reparto alimenta rabbia e proteste. «Purtroppo, ci confrontiamo con persone che non conoscono le esigenze del territorio» commenta il segretario Fials, Gabriele Pasqualone «anche da un punto di vista strettamente geografico, e che rischiano di mettere in pericolo la salute dei cittadini nell'intera area vestina. Mi auguro che si apra un tavolo tecnico di persone competenti. La sanità non si riorganizza togliendo l'assistenza. Bisogna avere il coraggio di tagliare dove si deve ma non si vuole», prosegue Pasqualone.
L'ospedale San Massimo resta dunque al centro di una bufera riorganizzativa e continua a tirare avanti con un personale medico a dir poco risicato. Nessun reparto è infatti dotato del personale di cui realmente necessiterebbe e le carenze si aggravano anno dopo anno. Rispetto al passato, tra tutto il personale medico, c'è stata una riduzione di 21 unità. Nel reparto di Riabilitazione, negli anni si è assistito a una vera e propria morìa di fisioterapisti.
Nel Duemila se ne contavano undici e l’inetro reparto riusciva a servivire utenti anche provenienti dall'esterno dell’ospedale. Oggi il servizio riabilitazione è assicurato solo ai degenti ospedalieri da tre fisioterapisti.
Ieri sera, intanto, il segretario del Pd pennese, Giancarlo Malachi, ha convocato un direttivo aperto a tutti gli iscritti per discutere la difficile situazione della sanità vestina. Al tavolo di lavoro hanno partecipato il segretario regionale, Marco Rapino e la segretaria provinciale Francesca Ciafardini.
«Negli ultimi anni ho solo ascoltato promesse sul futuro del nostro ospedale. D'ora in avanti», sottolinea Malachi, «sarà necessario evitare ulteriori tagli e avviare una ristrutturazione dell'edificio e una riorganizzazione di tutto il personale».
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