Penne, ospedale di comunità per i malati cronici

12 Ottobre 2014

PENNE. La medicina territoriale nei distretti sarà riorganizzata e per potenziare l’offerta sanitaria è in progetto la realizzazione di un «ospedale di comunità». Sono queste le novità emerse nella...

PENNE. La medicina territoriale nei distretti sarà riorganizzata e per potenziare l’offerta sanitaria è in progetto la realizzazione di un «ospedale di comunità». Sono queste le novità emerse nella seduta del comitato dei sindaci di distretto, organo consultivo che si è riunito a Penne per la prima volta per volontà del direttore del distretto vestino, Stefano Boccabella, che – sulla scorta delle indicazioni regionali in merito al riordino della rete ospedaliera e distrettuale – ha scelto la strada della concertazione con gli enti locali.

Il consesso dei primi cittadini dell’ambito distrettuale è stato chiamato a vagliare la bozza del piano delle attività territoriali (Pat) medico-assistenziali del distretto centrale e di quelle dei distretti periferici. Sono state affrontate molteplici tematiche e sollevate numerose criticità che riguardano l’utenza vestina, in particolare quelle relative all’insufficienza dei fondi destinati alla domiciliarizzazione delle cure, meccanismo che se adeguatamente supportato, mettendo in rete le diverse figure già operanti nel comparto sanitario, come i medici di base, potrebbe incidere in maniera significativa sulla diminuzione dei ricoveri.

«Stringere un patto di collaborazione fra istituzione sanitaria locale, Comuni, enti territoriali e volontariato», ha spiegato il direttore del distretto Boccabella, «può fare la differenza nell’accogliere la domanda di salute che proviene dalla collettività e nel dare la giusta risposta».

Con le medesime finalità, il direttore del distretto ha inserito nella bozza del piano la realizzazione di un ospedale di comunità, progetto pilota in Abruzzo, sul modello veneto e romagnolo, che consiste nella creazioni di una struttura sanitaria dove trattare i pazienti cronici che necessitano di percorsi terapeutici specialistici ma non dell’ospedalizzazione vera e propria. Questo presidio – che potrebbe trovare la sua naturale collocazione in un’altra ala del complesso del Carmine – contribuirebbe a ridurre il numero dei ricoveri inappropriati e ripetuti.

Claudia Ficcaglia

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