Penne riapre i suoi musei a giugno

Tra le novità, un reperto inedito. L’assessore: «Vogliamo attrarre tanti turisti»
PENNE. Il polo museale pennese, composto dal museo d'arte moderna e contemporanea e dal museo archeologico Leopardi, è pronto per ripartire con la nuova stagione di visite.
In settimana gli amministratori locali, assieme ai responsabili della fondazione Musap, hanno incontrato i funzionari della Soprintendenza di Chieti.
A giugno i due musei saranno riaperti, e a metà dello stesso mese dovrebbe anche andare in porto il primo evento della stagione estiva.
È in programma, infatti, una visita ai due musei e la riscoperta di un reperto inedito. Il museo archeologico Leopardi tornerà ad ospitare un orecchino della vecchia domus, rinvenuto in un cantiere tanti anni fa e conservato fino ad oggi nel magazzino del Museo di Chieti.
«In collaborazione con la fondazione Musap e l’associazione Pinna Vestunorun, abbiamo messo in cantiere una serie di iniziative in modo da attrarre quanti più turisti e visitatori», spiega l'assessore alla cultura, Gilberto Petrucci.
«L’intenzione dell’amministrazione», prosegue Petrucci, «è anche quella di agevolare quanto più possibile il collegamento tra un turismo culturale, inerente ai due musei che si trovano nella zona del duomo di Penne, e un turismo naturalistico, frutto delle esperienze che sempre più si stanno sviluppando all’interno della riserva naturale Lago di Penne».
Inaugurato a maggio del 2001 grazie a un progetto nato dall’accordo tra Comune, Soprintendenza archeologica, diocesi e università di Chieti, il museo archeologico di Penne è intitolato al barone Gianni Leopardi. L’esposizione è un’illustrazione della preistoria del territorio che gravita su Penne e della storia dei Vestini.
Inaugurato a maggio del 2011, il Museo di arte moderna e contemporanea, gestito dalla Fondazione Musap con il supporto dei volontari dell’associazione Pinna Vestinorum, è allestito nello splendido palazzo Castiglione. Il percorso espositivo comprende tre sezioni: le prime due dedicate a Remo Brindisi, l'altra alla collezione Galluppi.
Nel 1992 è stato lo stesso Remo Brindisi a donare alla città di Penne una serie di opere di elevato valore artistico, molte delle quali sono esposte per la prima volta a Penne.
Una seconda sezione dedicata sempre a Brindisi si compone di opere donate dalla famiglia Di Fabrizio-Savini che era legata al maestro da una profonda amicizia. Infine la terza sezione è composta dalla donazione, avvenuta nel 2003, di Giovanna Vallauri e di sua figlia Teresa, della collezione di Enrico Galluppi.
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