Penne, traguardo di pace per oltre duecento rifugiati

Nei due Cas aperti nella Riserva naturale già dal 2015 sono passate 2mila persone di 50 nazionalità diverse
PENNE. Sono oltre duemila i richiedenti asilo passati negli ultimi otto anni tra i Cas Lapiss e Collalto di Penne, che oggi gestiscono anche i due piccoli centri d’accoglienza di Picciano e Cugnoli. Ognuno dei rifugiati porta con sé storie incredibili e impossibili da dimenticare.
Oggi le due importanti strutture pubbliche all’interno della Riserva naturale regionale Lago di Penne adibiti a Cas dalla Prefettura di Pescara accolgono 200 richiedenti asilo provenienti da 50 paesi diversi, sia asiatici che africani.
La cooperativa Cogecstre che su incarico del Comune di Penne gestisce la Riserva regionale Oasi del Wwf Italia, si occupa dell’accoglienza dei numerosi giovani migranti provenienti dai paesi più difficili del mondo. Uno staff qualificato di oltre 30 operatori, coordinati dal direttore Damiano Ricci, che ogni giorno si occupa dei diversi aspetti dell’accoglienza: dai rapporti con la Prefettura, all'assistenza sanitaria e burocratica, dai permessi di soggiorno ai corsi di italiano, e poi integrazione sociale, spostamenti e anche gestione dei conflitti. I rifugiati ospitati nei due Cas di Penne, sia in quello comunale di Collalto che in quello del Lapiss, hanno tutti gli occhi del dolore e si portano dentro spesso angosce inconcepibili per chi conduce una vita normale. Torture, violenze sessuali, malattie. Storie da brividi. C'è chi ha vissuto traversate in mare, chi addirittura ha dovuto percorrere migliaia di chilometri a piedi, rischiando la vita più e più volte.
Dal 2015 a oggi i Cas Lapiss e Collalto hanno dato accoglienza ad oltre 2.000 beneficiari e di questi il 41per cento, dopo una media di 266 giorni di permanenza, ha rinunciato all'accoglienza dopo aver raggiunto un'autonomia personale, mentre il 30 per cento si è allontanato volontariamente.
A Penne oggi, tra i due Cas Lapiss e Collalto, sono ospitati 39 rifugiati dal Bangladesh (la nazionalità più rappresentata), 22 dal Pakistan, 29 dal Burkina Faso, 11 dal Mali, 2 dalla Nigeria, 6 dalla Costa d’Avorio, 4 dalla Guinea, 3 dal Ciad, 3 dal Senegal, 3 dal Benin, uno dal Camerun e uno dalla Sierra Leone. A Collalto sono ancora ospitati anche 17 rifugiati ucraini e un russo.
E tutti, da qualunque parte disastrata del mondo arrivino, si portano dietro storie incredibili, spesso fatte di violenza, miseria e atrocità. In fuga, rischiando la morte, pur di fuggire da una realtà di disperazione ancor peggiore della paura di morire.
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