Pensione di gennaio con aumenti: scattano rivalutazione e tagli Irpef

Assegni più pesanti per l’adeguamento previdenziale all’inflazione e per la riduzione delle tasse L’aliquota minima del 23% verrà estesa ai redditi pensionistici fino a 28mila euro. Tutti gli esempi
L’AQUILA. Da gennaio scatta un doppio aumento delle pensioni. Assegni più pesanti per l’adeguamento delle prestazioni previdenziali all’inflazione e l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef, che si tradurrà in una riduzione delle tasse. Per i pensionati con un reddito previdenziale tra 15mila e 28mila euro, e progressivamente anche per quelli con assegni più elevati, è previsto uno sconto sulle imposte. L’aliquota più bassa attualmente prevista, quella del 23%, sarà estesa ai redditi pensionistici fino a 28mila euro. Vediamo come si combinano queste due novità e con quali riflessi sulla pensione.
AUMENTI PENSIONI 2024
Applicando le aliquote di perequazione stabilite dal Governo e tenendo conto della pensione minima definitiva per il 2023 si arriva i seguenti aumenti: le pensioni fino a 2.272 euro lorde avranno una rivalutazione del 5,4% e un aumento di 122 euro, quelle fino a 2.840 euro lorde, con una rivalutazione del 4,6%, un aumento di 130 euro. Gli assegni pensionistici fino a 3.308 euro vedranno una rivalutazione del 2,9% e un aumento di 98 euro, fino a 4.544 euro la rivalutazione sarà del 2,5% con un aumento di 115 euro. E ancora, fino a 5.679 euro rivalutazione del 2% e aumento 113 di euro. Infine, le pensioni oltre i 5.680 euro lorde saranno rivalutate del 1,2% con un aumento di 132 euro. Per le pensioni a cavallo di scaglione, se la rivalutazione non raggiunge il minimo della fascia successiva, si applica l’aliquota dello scaglione precedente. L’assegno sociale, nel 2024, arriverà a 534,40 euro, mentre la pensione minima sarà di 598,61 euro, a cui aggiungere la super-rivalutazione stabilita in manovra dal governo.
SCAGLIONI IRPEF
Il decreto legislativo di attuazione della riforma Irpef, approvato dal Consiglio dei ministri il 16 ottobre scorso, prevede le seguenti aliquote e scaglioni Irpef sul reddito, compreso quello pensionistico, con applicazione già nel cedolino pensione di gennaio prossimo: pensioni fino a 28mila euro lordi annui imposta Irpef al 23%, tra 28mila e 50mila euro lordi annui l'imposta Irpef applicata sarà del 35%. Alle pensioni oltre i 50mila euro lordi annui verrà applicata un'imposta del 43%. Nel 2024, pertanto, per le pensioni lorde fino a a 28mila euro annui, la tassazione massima sarà di 6.440 euro, con un risparmio complessivo di 260 euro da spalmare sulle mensilità percepite. Per la quota di pensione superiore a questo importo si applicano le precedenti aliquote, con un’Irpef massima di 14.400 euro annui fino a 50mila euro, che arrivano a 25.150 euro oltre tale soglia.
DETRAZIONI FISCALI
La detrazione base per i pensionati è pari a 1.955 euro, la soglia della no tax area, al di sotto della quale non si paga l'Irpef viene fissata a 8.500 euro annui. Nello specifico, fino a 8.500 euro di pensione (no tax area) spettano fino a 1.955 euro di detrazione Irpef e non meno di 713 euro, mentre oltre i 50mila non spettano detrazioni. Per quanto riguarda, invece, la pensione di reversibilità a cui hanno diritto il coniuge o l’unito civilmente, la stessa è riconosciuta nel caso in cui l’assicurato abbia perfezionato 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva ovvero 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva, di cui almeno tre anni nel quinquennio precedente la data del decesso. In particolare, il lavoratore deve aver versato almeno 780 contributi settimanali oppure almeno 260 contributi settimanali di cui 156 nel 5 anni antecedenti il decesso. La pensione di reversibilità non spetta al coniuge che contrae nuove nozze, al coniuge che non percepisce assegno divorzile, alle coppie di fatto, ai figli maggiorenni se non ancora studenti e figli lavoratori o tirocinanti, ai genitori under 65 titolari di pensione diretta, a fratelli e sorelle non coniugati titolari di pensione diretta.

