Pensione in anticipo: guida ai nuovi scenari

12 Maggio 2021

La proposta Tridico (Inps): via 5 anni prima solo con la quota contributiva  I sindacati: no alle due rate, sì a un’uscita flessibile per tutti dai 62-63 anni

No dei sindacati alla proposta di flessibilità in uscita, formulata dal presidente Inps, Pasquale Tridico. Bocciata l'idea di corrispondere la pensione in due tranche, a 62 anni limitatamente alla quota maturata sotto il profilo contributivo, e a 67 per la parte relativa al calcolo retributivo, seppure con l'aggiunta di alcune agevolazioni, come lo sconto di un anno, per ogni figlio, per le donne lavoratrici, oppure di un anno in meno ogni 10 anni di lavori usuranti e gravosi. Si lavora alla riforma, con diverse ipotesi in campo, in vista dell'addio a Quota 100, che andrà definitivamente in pensione il 31 dicembre 2021.
ASSEGNI TROPPO BASSI
Una pensione risicata, livellata al ribasso. È quel che temono Cgil, Cisl e Uil. Pur apprezzando lo sforzo del Governo di ragionare su una uscita flessibile a partire dai 62-63 anni, i sindacati premono per rimettere mano, in tempi rapidi, al sistema previdenziale e respingono l'idea di una pensione "pagata in due rate". «La nostra richiesta di uscita a partire dai 62 anni», dicono Cgil, Cisl e Uil, «è assolutamente sostenibile da un punto di vista finanziario, tanto più ora che ci si rivolge a quelle generazioni le cui pensioni saranno calcolate prevalentemente o esclusivamente con il metodo contributivo, che non si traduce più in un costo aggiuntivo per lo Stato, ma rappresenta solo un diverso modo di distribuire il costo pagato dai lavoratori con i propri contributi». I sindacati chiedono maggiore flessibilità per andare in pensione e che «il dossier pensioni si coordini con quello relativo agli ammortizzatori sociali», per non lasciare a piedi nessuno.
LE RICHIESTE SUL TAVOLO
I sindacati insistono affinché il Governo riconosca una flessibilità in uscita già al compimento dei 62 anni di età, indipendentemente dagli anni di lavoro o, comunque, una volta raggiunti i 41 anni di contributi. Le parti sociali vorrebbero che ci fosse un abbassamento dell’età pensionabile per ridurre la vita lavorativa e consentire un accesso più rapido alla pensione. Contestualmente, «vanno sensibilmente ridotti i vincoli che nel sistema contributivo condizionano il diritto alla pensione al raggiungimento di determinati importi minimi del trattamento (1,5 e 2,8 volte l'assegno sociale), penalizzando i redditi più bassi». Anche in considerazione della crisi pandemica che mette a rischio migliaia di imprese e milioni posti di lavoro, i sindacati ritengono necessario «rendere più accessibili ed efficaci gli strumenti già esistenti, come il contratto di espansione e l'isopensione, che prevedono l'uscita anticipata dal lavoro rispettivamente di 5 e 7 anni dalla maturazione della pensione». Vanno garantite «strutturalmente condizioni più favorevoli per accedere alla pensione alle categorie più deboli, ad iniziare da quelle che rientrano nell'Ape sociale come disoccupati, invalidi, coloro che assistono un familiare con disabilità e chi ha svolto lavori gravosi o usuranti». Per Cgil, Cisl e Uil è necessario prevedere soglie contributive d'accesso alla pensione compatibili con le condizioni delle donne e la proroga di Opzione donna.
PENSIONE DI GARANZIA
La creazione di una pensione contributiva di garanzia, collegata ed eventualmente graduata rispetto al numero di anni di lavoro e di contributi versati, «che consideri e valorizzi previdenzialmente anche i periodi di disoccupazione, di formazione e di basse retribuzioni, per assicurare a tutti un assegno pensionistico dignitoso, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale» è una delle proposte avanzate dalle organizzazioni sindacali, che spingono per l'ampliamento della quattordicesima ad altri settori, per una minore tassazione fiscale, che sui pensionati italiani pesa il doppio rispetto alla media europea, e sul ripristino della piena rivalutazione delle pensioni. Infine, vanno parificate le condizioni di accesso al Trattamento di fine rapporto (Tfr) tra settore pubblico e privato.
LA PROPOSTA DI TRIDICO
Nell'ambito della riforma delle pensioni, l’ipotesi che avanza Tridico, è di dividere la pensione in due quote, una subito e una al compimento dei 67 anni. Anticipare la pensione quindi, secondo il presidente dell'Inps, comporterebbe sì una penalizzazione che, però, si esaurirebbe al compimento dell’età di accesso alla pensione di vecchiaia. In particolare è prevista una quota A, concessa al compimento dei 62 o 63 anni, calcolata solo sui contributi che ricadono nel sistema contributivo, e una quota B, da ricevere solo al compimento dei 67 anni, che somma alla quota A la pensione derivante dalla quota retributiva. Per Tridico l’uscita anticipata, quindi, dovrebbe essere legata ad un ricalcolo interamente contributivo della pensione «per garantire l’equilibrio delle casse statali, introducendo, al tempo stesso, anche agevolazioni per chi fa lavori usuranti». Tra le proposte avanzate anche quella di intervenire sul meccanismo di adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita Istat, tenendo conto che essa è diversa in base al lavoro svolto. Da ultimo Tridico, propone una sorta di "pensionamento sperimentale", soprattutto in un periodo post-pandemico, per i lavoratori fragili, una platea di beneficiari non particolarmente estesa, il cui pensionamento anticipato avrebbe costi e impatti minori rispetto all’attuale Quota 100.
VIA QUOTA 100
Dal 1° gennaio 2022 scomparirà Quota 100, il meccanismo di pensionamento anticipato introdotto nel 2019 e valido per tre anni, che consentiva l’uscita anticipata dal mondo del lavoro con almeno 38 anni di contributi e un’età anagrafica minima di 62 anni. Dal prossimo anno verrà ripristinata la legge Fornero che prevede l’uscita da lavoro a 67 anni. Rimarranno attivi, però, l’Ape sociale e Opzione Donna. Per l'uscita anticipata dal mondo del lavoro il Governo pensa a Quota 102 con 64 anni di età e 38 anni di contributi, di cui non più di 2 anni figurativi. La pensione anticipata dovrebbe essere resa stabile con 42 anni e 10 mesi per gli uomini (un anno in meno per e donne), svincolata dalla aspettativa di vita, eliminando qualsiasi divieto di cumulo tra lavoro e pensione e prevedendo agevolazioni per le donne madri (ad esempio 8 mesi ogni figlio fino a massimo 24 mesi), per i caregiver (un anno) e per i precoci (maggiorando del 25% gli anni lavorati tra i 17 e i 19 anni di età).
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