Pensioni, ecco come smettere di lavorare all’età di 61 anni
La procedura: sfruttare la possibilità di accedere alla Naspi e successivamente soddisfare i requisiti per l’Ape Sociale
È possibile andare in pensione in anticipo. Per farlo occorrono almeno 42 anni e 10 mesi di contributi o, in alternativa, avere una grave invalidità. Tuttavia, con il supporto dell’azienda, è possibile smettere di lavorare con largo anticipo, già all’età di 61 anni e pochi mesi. Per farlo bisogna sfruttare l'accesso alla Naspi per, poi, soddisfare i requisiti per l’Ape Sociale. Una procedura che, tuttavia, comporta sacrifici economici: tanto negli anni coperti da disoccupazione, quanto in quelli dell’anticipo pensionistico, si percepisce molto meno rispetto all’ultimo stipendio. Così come l’importo della pensione potrebbe subire un taglio dovuto al fatto che si lavora per meno anni. Ma vediamo, nel dettaglio, come funziona la procedura, che presuppone la riconferma senza variazioni dell’Ape Sociale, in scadenza il 31 dicembre 2024, anche nei prossimi anni.
PRIMA IL LICENZIAMENTO
Per attuare questo piano è necessario che ci sia il licenziamento da parte dell'azienda. Non è possibile dimettersi, in quanto l’accesso all’indennità di disoccupazione è vincolato alla perdita involontaria del lavoro. Per massimizzare i vantaggi di tale operazione è opportuno che il licenziamento venga finalizzato al compimento dei 61 anni e 2 mesi, con la maturazione di almeno 28 anni di contributi. Una volta sottoscritto il licenziamento il lavoratore può inoltrare domanda di indennità di disoccupazione Naspi, che spetta per una durata pari alla metà delle settimane contributive maturate negli ultimi 4 anni. Nella migliore delle ipotesi, quindi per chi ha avuto una carriera lunga, la Naspi spetta per un periodo di 2 anni. In questo lasso di tempo, coperto da contribuzione figurativa, spetta un’indennità del 75% della retribuzione media per i primi 1.425,21 euro e del 25% per la parte restante, fino a un massimo di 1.550,42 euro. Prendiamo come esempio un lavoratore che, al momento della cessazione del lavoro, guadagnava 2.500 euro lordi. Di indennità percepisce 1.336 euro per i primi 7 mesi: dopodiché, per ogni mensilità, scatta una decurtazione mensile del 3%, fino a scadenza naturale del beneficio. Ciò significa che più si va avanti nel tempo e più l’importo percepito si riduce, tanto da scendere sotto i 1.000 euro in prossimità della scadenza, arrivando fino a 845 euro nell’ultima mensilità.
SCADENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE
Al compimento dei 63 anni e 2 mesi la Naspi scade. A questo punto bisognerà attendere 3 mesi per fare domanda per l’anticipo pensionistico conosciuto come Ape Sociale. Per accedere a questo strumento bisogna aver compiuto 63 anni e 5 mesi, avere 30 anni di contributi ed essere disoccupati, per perdita involontaria del lavoro, e aver cessato da almeno 3 mesi della relativa indennità di disoccupazione. Accolta la richiesta di Ape Sociale viene riconosciuta un’indennità sostitutiva della pensione pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento della richiesta dell’indennità, fino a un massimo di 1.500 euro. Se la pensione calcolata al momento della richiesta dell’Ape Sociale risulta pari a 1.700 euro l'assegno sarà al massimo di 1.500 euro per 12 mensilità, senza la tredicesima. Questo fino al raggiungimento dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, ovvero 67 anni di età, senza alcuna riduzione. Poi, si percepisce la vera e propria pensione con un ricalcolo dell’importo, considerando un coefficiente di trasformazione (per la parte calcolata con il contributivo) maggiore rispetto a quello utilizzato per calcolare l’indennità spettante con l’Ape Sociale. È bene ricordare che, a differenza del periodo indennizzato dalla disoccupazione Naspi, quando si percepisce l’Ape sociale non è prevista alcuna contribuzione figurativa. Di conseguenza ci sono meno contributi versati: ne risentirà l’importo finale che risulterà dal calcolo della pensione.

