Pensioni, spunta la soluzione Quota 97

L’uscita dal lavoro a 62 con 35 di contributi, depositata la proposta: quali possibilità ha
PESCARA. Per la pensione anticipata spunta Quota 97. Con l’approssimarsi della scadenza di Quota 100, che sparirà a fine anno e non verrà rinnovata, si fanno strada diverse ipotesi. L’ultima proposta, in ordine di tempo, è stata avanzata da alcuni deputati di centrodestra alla Camera e si basa sulla riconferma dell’uscita dal lavoro a 62 anni.
La pensione anticipata così concepita si basa su un doppio requisito che abbina all'età anagrafica (62 anni), 35 anni di contributi. Quindi, ancora più vantaggiosa rispetto a Quota 100, che permetteva di congedarsi con 62 anni di età e 38 anni di contributi, ma con delle penalizzazioni per i lavoratori. Ipotesi, tra l'altro, ancora più onerosa per le casse dello Stato di quella in vigore fino al 31 dicembre 2021, quindi difficilmente praticabile.
La nuova Quota 97 si basa su un taglio della pensione in fase di liquidazione in base all’età di pensionamento. Chi sceglierà di posticipare l’uscita, a partire dai 62 anni, subirà una penalizzazione minore.
Il taglio della pensione seguirebbe questa tabella: 10% con uscita a 62 anni, 8% con uscita a 63 anni, 6% per chi lascerà il lavoro a 64 anni e, ultimi due scaglioni, taglio del 4% per chi esce a 65 anni e del 2% a 66 anni. L'importo percepito non deve essere inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale.
Gli esperti del Inps e i tecnici del ministero dell’Economia sono già al lavoro per prospettare al Governo le simulazioni di spesa in base a questo schema, visto che sono molti di più i lavoratori che riuscirebbero ad accedere alla pensione anticipata rispetto a Quota 100. L’opzione al momento più accreditata per mandare in pensione i lavoratori a 62 anni resta ancora quella sostenuta dal Inps e prevede il pensionamento a 62-63 anni in due tranches distinte con impegno di spesa contenuto nel tempo. Secondo i tecnici della Ragioneria dello Stato, come emerge dal Nadef approvato in Consiglio dei Ministri, nel biennio 2019-2020 il numero delle pensioni è stato superiore alla media del biennio precedente (2017-2018), già più alta rispetto al periodo 2012-2016.
Nel documento si sottolinea come «l’accesso alle pensioni nel periodo 2019-2020 sia cresciuto e nella dimensione massima registrata negli ultimi vent’anni». Quindi, l’introduzione di Quota 100 ha fatto aumentare, e di molto, il numero dei prepensionamenti. Ma non c’è solo Quota 97 tra le proposte per la riforma delle pensioni a partire dal 2022: quella del Pd punta al rafforzamento di Ape sociale estendendola ad altre categorie di lavoratori.
Ci sono, poi, la stabilizzazione di Opzione donna, la pensione di garanzia per i giovani e soglia di vecchiaia ridotta per le lavoratrici madri. Infine, Quota 41 , con 41 anni di contributi senza il requisito anagrafico. (m.p.)

