Per i laboratori una spesa di 12mila euro al mese

A tanto ammontano i costi a carico della Provincia per far esercitare ai fornelli delle cucine di due stabilimenti balneari gli studenti sfrattati dalla loro sede
PESCARA. I laboratori di cucina in affitto, per gli studenti dell'alberghiero sfrattati dalle loro sedi, costano alla Provincia 12 mila euro per ogni mese di utilizzo. Il contratto, a partire dal mese corrente, è stato stipulato dall'amministrazione provinciale con lo stabilimento balneare La Playa, a Portanuova, di proprieta' di Sandro Lemme e con Luigi Remisi, titolare dell'hotel Antagos di Montesilvano. Le cucine di queste due strutture, a cui titolari sono devoluti seimila euro mensili ciascuno, vengono utilizzate, a rotazione, da tutti gli studenti della De Cecco.
«La nostra cucina è al quarto piano dell'albergo» spiega Remisi «viene usata con frequenza giornaliera, dalle 8 alle 16. Con la Provincia abbiamo stipulato un contratto periodico». Il titolare dell'Antagos non si sbilancia sulle cifre, ma queste risultano dai documenti ufficiali della Provincia. Stesso compenso per la Playa, confermato dal figlio di Lemme, Lorenzo: «Questi fondi sono stati impiegati per la creazione di spogliatoi per gli studenti all'interno dello stabilimento e per alcune modifiche apportate alla cucina che ospita un numero considerevole di ragazzi per ogni turno». Ogni classe dell'alberghiero è composta da almeno «venti studenti che devono muoversi in spazi molto ristretti» raccontano gli insegnanti Massimo Marini e Amedeo Prugnoli, mentre tagliuzzano le verdure insieme agli alunni di terza e quarta di Enogastronomia, «ogni giorno, è un pellegrinaggio nelle cucine della città dopo l'avvio dell’anno scolastico senza i laboratori. Ma per fare una lezione impieghiamo quasi un mese a causa delle turnazioni». La collaborazione con la Playa ha origini lontane «con la consegna quotidiana alla scuola di panini e pizzette, da anni» spiegano Lemme padre e figlio, i quali sottolineano che «nelle nostre cucine sono passati i migliori chef dell'Alberghiero. E altri, speriamo, ancora ne verranno perché siamo disponibili a offrire lavoro ai prossimi diplomati».
Nel frattempo, i bidelli, Gabriella e Marco, della scuola di via Tirino, chiusa a settembre dai Nas, si girano i pollici nel deserto di una sede i cui unici rumori provengono dalla lavanderia con le gardarobiere Antonella, Annamaria e Daniela, che sciacquano gli abiti da lavoro degli alunni.
Lacrime di commozione scendono sulle guance di una delle operatrici scolastiche all'ingresso: «Ci sentiamo inutili, siamo demotivati perché stiamo presidiando una scuola vuota, senza più l'allegra confusione dei ragazzi» dicono mentre ci guidano nelle sale chiuse ufficialmente per inagibilità. Laddove per inagibilità si intende pavimenti consumati dal tempo, mattonelle con le crepe, una fogna in cucina che dovrebbe essere chiusa con la grata, invece che con una lastra d'acciaio, i lavelli devono avere i pedali invece delle maniglie.
Insomma, una chiusura motivata dalla scarsa igienicità e salubrità delle cucine e sale bar dove gli studenti hanno sempre operato fino all'anno scorso. Resta da capire come mai la sala lavanderia sia rimasta aperta e operativa, nonostante la pavimentazione presenti gli stessi problemi del resto della struttura tenuta in buone condizioni. Tutto rimane in silenzio anche al piano superiore, sede della presidenza e degli uffici amministrativi, dove si aggira qualche insegnante impegnato nei lavori di didattica. Vuote le sale della ricreazione e del convitto un tempo affollate. Restano solo due divani stinti, un armadio, un televisore spento, i pavimenti scrostati e la muffa sui muri. (c.c.)
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