Per il bancario-rapinatore arriva il secondo romanzo

31 Maggio 2020

PESCARA. Secondo libro per il bancario-rapinatore. Il pescareseMassimo Ferretti, 52 anni il prossimo agosto, laureato in Giurisprudenza, ex impiegato della Caripe di Torre de’ Passeri e Pescara e...

PESCARA. Secondo libro per il bancario-rapinatore. Il pescareseMassimo Ferretti, 52 anni il prossimo agosto, laureato in Giurisprudenza, ex impiegato della Caripe di Torre de’ Passeri e Pescara e della Ubi banca di Chieti, padre di tre bambini di 12, 10 e 5 anni, avrebbe potuto scomparire per la vergogna e farsi dimenticare dopo essere stato arrestato per il colpo a uno sportello bancario di viale Bovio, il 2 gennaio di un anno fa. Invece, una volta pagato il conto con la giustizia (un mese ai domiciliari per aver rapinato, in un momento di disperazione, 2280 euro, poi restituita alla banca) ha trasformato questa pagina nera della sua esistenza in un’opportunità per coltivare la sua grande passione: scrivere. «Dire la verità sulla mia vicenda è stata la strada maestra per la rinascita», ripete Ferretti. Dopo “Il segreto del salice piangente”, un romanzo noir con sfumature autobiografiche uscito a novembre, arriva il suo secondo libro “L'insolita eredità di Vittorio Belfiore” (L'inedito editore, di Pineto) col quale ha partecipato anche alle selezioni per la 58ª edizione del premio Campiello.
Ferretti, scrivere libri è la sua nuova vita?
Per ora è ancora una passione, l’obiettivo è trasformarla in un lavoro. Sono ancora disoccupato, ho iniziato a collaborare con una società che si occupa di energie rinnovabili. Prendo dalla vita ciò che arriva di bello.
Chi sono i protagonisti di questa seconda opera?
È ancora un noir fantastico, genere che al momento mi è più congeniale. Si tratta della storia di un emigrato in Australia che, morendo, lascia ai parenti più prossimi una casa di campagna a Spoltore. Le ereditiere, sorprese da tanta generosità da parte di uno sconosciuto, vanno a vivere nel podere che dapprima sarà vissuto come un sogno, ma in seguito, un mistero sconvolgerà le loro vite.
Anche la partecipazione alle selezioni del premio Campiello, pur con l’esclusione dai finalisti, è stato un traguardo inatteso?
Grazie alla mia casa editrice, l’associazione culturale “L'Inedito” di Pineto, presieduta da Fabio Martini, che in due anni ha scovato talenti emergenti e pubblicato 41 titoli, di cui 3 destinati al Campiello. Partecipare è stato già un sogno, va bene così.
L’etichetta del bancario-rapinatore alla lunga potrebbe determinare la sua "fortuna"?
Sono consapevole che forse mi trascinerò sempre dietro questa etichetta, ma il problema è di chi mi me l'ha messa addosso e non di chi la porta. Io non ho più paura, né vergogna. Sono un uomo che ha sbagliato, che ha pagato il suo debito e che si rialza. Perché ci si può rialzare dalle sconfitte peggiori. Questo, credo, facciano gli uomini forti. Penso che se si ripone fiducia nella vita, la vita ti ricambia in positivo. Io avevo bisogno di dire la verità sulla mia vicenda, solo così ho potuto intraprendere un cammino verso la rinascita. Raccontare la verità mi ha alleggerito l’animo, mi fa vivere in pace. Ce la faccio anche grazie alle persone che mi vogliono bene, prima fra tutte la mia compagna Barbara, gli amici rimasti, i miei adorati figli che vivono con la madre. In tanti, dopo l’uscita del primo libro, mi hanno detto ti ho rivalutato, testimoniandomi affetto, stima e solidarietà. Altri mi hanno voltato le spalle.
La solitudine forzata durante l’emergenza coronavirus ha inciso sulla creatività?
Sto lavorando all’idea di un terzo libro. Ma le insicurezze della quotidianità non sempre mi danno serenità.
Che sentimenti prova?
Ci sono momenti in cui sono in pace con me stesso, altri in cui provo rimpianti e rimorsi. Ma non mi vergogno più, guardo solo al futuro.