«Per l’omicidio Bucco cercate in Comune»

8 Dicembre 2016

A 4 anni dal delitto di via Leopardi, il legale della famiglia riceve una lettera La procura acquisisce agli atti lo scritto che potrebbe far ripartire l’inchiesta

PESCARA. «Cercate in Comune». Dopo quattro anni, è una lettera anonima a squarciare il silenzio sull’omicidio di Nicola Bucco, il pescarese di 53 anni ucciso all’ora di pranzo con tre coltellate nella casa al piano terra di via Leopardi il 14 novembre del 2012.

La lettera, poco più di quaranta parole scritte in uno stampatello sgrammaticato su un foglio a righe, è stata recapitata il 2 dicembre allo studio dell’avvocato Enrico Della Cagna, legale del figlio di Bucco e della sua ex moglie. Dunque, una settimana dopo l’udienza sull’opposizione della famiglia alla richiesta di archiviazione avanzata un anno fa dal pm Gennaro Varone. Una vicinanza temporale non casuale.

Nell’indirizzare gli investigatori, l’anonimo indica infatti «due persone molto alte, come anche una persona con barba e capelli che lavora in Comune», prendendo chiaro spunto da quanto fatto emergere dall’avvocato Maurizio Di Lallo, difensore dell’unico indagato Emilio Massacese, nella memoria difensiva presentata proprio lo scorso 24 novembre. E cioè: partendo dall’altezza di Bucco, circa un metro e settanta, e comparandola con l’altezza delle ferite riportate dalla vittima (a 110, 142, 148 e 152 centimetri da terra) il legale punta a dimostrare che l’assassino fosse sicuramente più alto della vittima, contrariamente al suo assistito alto un metro e 65.

Ed ecco, dopo una settimana, la lettera anonima che l’avvocato Della Cagna si è trovato nella cassetta delle poste del suo studio di viale Pindaro provvedendo a girarla via mail al pm Varone che l’ha acquisita agli atti. «Era in una busta chiusa», riferisce il legale, «e l’ho subito aperta perché non si capiva niente. Per questo ho inviato solo il testo, per posta elettronica, al dottor Varone, perché a quel punto non era più utilizzabile ai fini del ritrovamento di eventuali impronte».

Quanto al contenuto, Della Cagna pur rimanendo scettico sull’autore della lettera dice anche: «Sarebbe interessante se si facesse avanti qualcuno che, riconoscendosi in questi profili, si facesse avanti per dire al contrario dove si trovava il giorno dell’omicidio. Solo in questo modo si capirebbe se la lettera è frutto di un depistaggio. In particolare», rimarca l’avvocato, «speriamo che la persona che lavora in Comune e a cui fa riferimento la lettera, oppure qualcuno all’interno del Comune che pensa di conoscere questa persona, si faccia avanti. Anche solo per dire che non ha nulla a che fare con questa storia. Sarebbe importantissimo se qualcuno si mettesse in contatto per dare informazioni utili su una vicenda ferma da tre anni, visto che a novembre dell’anno scorso il pm ha fatto richiesta di archiviazione dopo tre anni di indagini che non hanno portato a quasi nulla di concreto. La speranza è che si possa smuovere qualcosa, è l’ultima speranza». Considerando che l’avvocato e la famiglia di Nicola Bucco sono in attesa della decisione del gip Colantonio sull’archiviazione o meno del caso. Intanto, resta l’amarezza: «L’omicidio si è consumato il 14 novembre del 2012, la richiesta di archiviazione è stata fatta dal pm tre anni dopo, il 4 novembre 2015. Ma sono stati tre anni di indagini in cui la Procura non è riuscita a formulare un capo di imputazione e a trovare un eventuale responsabile». E ancora: «Non credo che questa lettera anonima», conclude Della Cagna, «possa far emergere qualcosa di importante, ma sarebbe comunque interessante sapere se all’epoca dell’omicidio, a novembre del 2012, in Comune gravitasse una persona che corrisponde alla descrizione della lettera anonima».

E cioè: «Una persona alta, con barba e capelli lunghi, tipo rozzo, che lavora in Comune, da quanto è successo il fatto non si è più visto».

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