Per la ditta De Leonibus divieto di fare affari con gli enti locali

Nonostante le dimissioni dell’imprenditore arrestato, stop alla contrattazione con il pubblico per un anno Il provvedimento del gip Cingolani: la ditta resta collegata all’indagato, c’è il rischio di reiterazione dei reati
PESCARA. Per un anno la ditta De Leonibus di Città Sant’Angelo, finita al centro dell’inchiesta “Tana delle tigri”, non può fare affari con la pubblica amministrazione. Il gip del tribunale di Pescara, Fabrizio Cingolani, ha disposto il divieto di contrattare con gli enti pubblici a carico della società dell’imprenditore Vincenzo De Leonibus. È l’ultimo passaggio di un caso giudiziario che continua a scuotere anche la politica pescarese.
«SOLDI, DROGA E REGALI» De Leonibus era stato arrestato il 12 giugno scorso insieme all’allora dirigente ai Lavori pubblici del Comune di Pescara, Fabrizio Trisi, e a due presunti spacciatori, Vincenzo Ciarelli e Pino Mauro Marcaurelio. Dopo i primi giorni in carcere, i quattro sono ancora ai domiciliari: un’inchiesta, in mano alla guardia di finanza guidata dal comandante provinciale Antonio Caputo, che scava nella corruzione con lo spaccio di cocaina sullo sfondo: secondo l’accusa, per ottenere «affidamenti diretti e subappalti, pareri favorevoli e l’accelerazione dei pagamenti per le commesse pubbliche», De Leonibus assicurava al dirigente «soldi, droga, regali e altre utilità, condividendo con lui e con i suoi collaboratori momenti conviviali, pranzi in ristoranti locali e il consumo di sostanza stupefacente, anche nel loro ritrovo, la “Tana delle tigri”».
STOP AGLI AFFARI Dopo l’arresto, De Leonibus si è dimesso dal vertice societario ma, adesso, la misura cautelare firmata dal gip impedisce alla società – la cui gestione, nonostante il cambio formale del rappresentante legale, è ritenuta «ancora collegata all’indagato» – di stringere contratti con le pubbliche amministrazioni per un anno. A richiedere il provvedimento è stata la procura con i pm Luca Sciarretta e Anna Benigni. Nei giorni scorsi, lo stesso gip ha bocciato la richiesta dell’imprenditore di lasciare i domiciliari per fare visita ai cantieri aperti.
«SENZA SCRUPOLI» Nell’ordinanza di arresto, il gip descriveva così il patto per gli appalti tra i principali protagonisti dell’inchiesta: «Con riferimento a Trisi e De Leonibus, con particolare riferimento ai reati contro la pubblica amministrazione, il rischio si ricava dalla gravità dei fatti contestati, dall’abitualità delle condotte, dal continuo mercimonio dell’esercizio della funzione da parte dei due indagati, i quali non si sono fatti scrupoli nell’applicare questo sistema di scambio tra denaro, favori e utilità in cambio del controllo delle principali commesse pubbliche, addirittura proseguendo nell’attività illecita pur dopo aver avuto il serio dubbio di essere sottoposti a intercettazioni». E ancora il gip descriveva De Leonibus come un imprenditore pronto a tutto: «De Leonibus appare risoluto a ottenere vantaggi indebiti nell’ambito della pubblica amministrazione con i mezzi economici più vari, per cui il pericolo che possa tentare di ottenere ulteriori vantaggi è molto concreto».
«CORSIA PREFERENZIALE» Sempre nell’ordinanza, il gip parlava di «una corsia preferenziale» nell’affidamento degli appalti garantita da Trisi a De Leonibus «in adempimento di un evidente accordo di natura corruttiva»: «Oltre ad assegnare a tale società alcuni lavori pubblici, tramite affidamenti diretti o indiretti, Trisi si attiva personalmente al fine di condizionare alcune gare di appalti, di notevole entità, alla quale la società di De Leonibus partecipa direttamente o tramite società schermo. Per porre in essere tali illecite condotte, il dirigente comunale si avvale principalmente della complicità di due stretti collaboratori». E il gip sottolineava anche un vincolo speciale: «È emerso un rapporto di stretta frequentazione e amicalità che lega Trisi, i dipendenti comunali e l’imprenditore De Leonibus che formano un gruppo definito dallo stesso Trisi “branco” o “quadriglio”». Un’intercettazione spiega così: «Mo tu ormai sei dei nostri, non siamo più un quartiglio, ormai fai parte del branco e quando il branco chiama... il lupo risponde».

