Per le 14 grandi dighe c’è un solo super tecnico

Pochi esperti nella regione che è la prima in Italia a mettersi in regola
PESCARA. L’Abruzzo vanta due record sui piani antirischio delle grandi dighe. È più virtuoso di Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna, perché è la prima Regione d’Italia a mettersi in regola con una direttiva del 2014 del Presidente del consiglio dei ministri. Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia che evoca una figura entrata nel mito, quella del capostazione di Alanno che, da solo, lavorava per sette. Accade così anche per i Piani d’emergenza e i documenti di Protezione civile dei grandi invasi d’Abruzzo, che in totale sono 14, e la cui competenza, in virtù di quella direttiva di quattro anni fa, è passata dalle mani del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti a quelle della Regione e delle prefetture.
ECCOLO. In Regione c’è un capostazione d’Alanno per le grandi dighe, le loro mappe del rischio e i piani di evacuazione. Un solo super tecnico è applicato a questo studio, vasto e molto complesso. Un esperto che opera senza un giorno di tregua, assistito per fortuna da un professionista di un’altra regione. Un ingegnere specializzato in idraulica che sta aiutando gratis l’Abruzzo.
LA NOTIZIA CHE TRAPELA. E che descrive due facce della stessa medaglia, una rassicurante e l’altra meno, esce dalle stanze della Regione, e da una fonte autorevole, a pochi giorni di distanza dall’approvazione di una delibera di giunta che affida ruoli e competenze. Un atto che recepisce la direttiva del 2014 impegnando, rigorosamente a costo zero per le casse dell’ente, il settore della Protezione civile regionale che fa capo al Dipartimento delle Opere pubbliche.
La delibera porta le firme degli assessori Giovanni Lolli, Donato Di Matteo, Silvio Paolucci e Dino Pepe, e dà il via libera alle «procedure operative da mettere in atto nell’ambito dei bacini in cui siano presenti grandi dighe», stabilendo tutte le competenze che «dovranno essere riportante nei redigenti Documenti di Protezione civile e dei Piani di emergenze dighe», intendendo per grandi dighe quelle che superano i 15 metri di altezza o contengono oltre un milione di metri cubi di acqua.
TANTE E GRANDI. In Abruzzo, si diceva, sono 14 le grandi dighe di competenza statale da oggi però condivise con Regione e prefetture, e gestite da società come l’Enel. Spiccano nell’elenco i tre sbarramenti del Lago di Campotosto, il secondo invaso artificiale più grande D’Europa, chiamati dighe di Rio Fucino, Poggio Cancelli e Sella Pedicante.
SPERIAMO MAI. Più a valle, lungo il fiume Vomano, troviamo le dighe di Provvidenza e Piaganini. L’elenco prosegue con gli sbarramenti di Penne, Barrea, Casoli, Bomba e del Rio Torto, nel territorio di Alfedena, indicato come diga della Montagna Spaccata. Ciascuna di queste mega strutture dev’essere dotata del documento di Protezione civile, approntato dal ministero, che descrive scenari di pericolo e quindi gli schemi di allertamento in caso di collasso della diga o di apertura degli organi di scarico per una catastrofica piena. Speriamo mai.
MA ORA VIENE IL BELLO. L’atto successivo è più complesso. Si tratta del Piano d’emergenza che studia che cosa fare se c’è un disastro. Quali zone da evacuare e quali strade si allagheranno, quindi la viabilità alternativa, nonché tutte le misure per mettere in sicurezza le popolazioni. In Italia c’è una sola diga già in regola, quella di Ponte Liscione in Molise. Ma dicono che tra meno di sette giorni anche la diga di Rio Fucino, una delle tre di Campotosto, avrà il suo Piano d’emergenza. Poi toccherà a tutte le altre grazie al super tecnico della Regione che, come il capostazione di Alanno, lavora per sette.

