«Per noi questa impresa è come la Fiat per Torino»

CANISTRO. «Qui la Santa Croce è come la Fiat per Torino e il Piemonte». Poche parole che valgono più di mille discorsi. Perché lo stabilimento di Canistro è il motore economico della Valle Roveto,...
CANISTRO. «Qui la Santa Croce è come la Fiat per Torino e il Piemonte». Poche parole che valgono più di mille discorsi. Perché lo stabilimento di Canistro è il motore economico della Valle Roveto, della Marsica e non solo. Cristiano Iodice, lavoratore dello storico impianto di imbottigliamento di una delle migliori acque minerali d’Italia, è amareggiato. Dipendenti, sindacati e amministrazione comunale fanno quadrato. Auspicano che lo stabilimento Santa Croce torni il prima possibile a rivedere la luce. L’ultima speranza è il bando avviato dalla Regione Abruzzo per l’affidamento della concessione per lo sfruttamento dell’acqua della sorgente Sponga. «È inutile parlare oggi di crisi dopo anni nei quali le difficoltà sono state una costante», prosegueIodice, «Quando c’è lavoro si sopportano anche metodi manageriali che hanno molto del passato e troppo poco dei tempi moderni, ma quando poi anche il lavoro viene messo in discussione allora i dipendenti non possono che protestare come stiamo facendo in queste ore». Perché ora tutto è fermo e il lavoro non c’è. «Quando viene meno il sostentamento per le nostre famiglie», conclude, «come è accaduto in questi due mesi durante i quali non abbiamo avuto la cassa integrazione, allora tutto cambia e la sopportazione non trova più spazio». Ma cosa si aspettano i lavoratori dal nuovo bando regionale? «Un rilancio del nostro prodotto a livello nazionale e internazionale perché si tratta di una risorsa che non si trova ovunque». Marcello Pagliaroli della Cgil va dritto al cuore del problema, puntando il dito contro una gestione che non ha rispettato norme ed impegni contrattuali. «Parliamo», spiega il sindacalista, «di mancati rimborsi del 730, mancati versamenti di quote previdenziali pari a 245 mila euro e altre inadempienze contrattuali. Senza contare il mancato anticipo della cassa integrazione. La nostra protesta parte da qui ma solleva anche un problema più generale di gestione dello stabilimento». E pure il sindaco Angelo Di Paolo, deve fare i conti con la resistenza dell’attuale proprietario Camillo Collella a cedere marchio e stabilimento. «Colella può dire quello che vuole. Saranno le leggi a dettare le regole. Di certo conosco la legge regionale, e le cose stanno in maniera diversa. L’acqua di Canistro merita una valorizzazione che restituisca nuove prospettive ai lavoratori e all’intero comprensorio. Questo è quello che tutti noi auspichiamo».
Dario Pallotta

