Perde 40mila euro di risparmi: fa causa e vince contro le Poste

9 Marzo 2022

L’investimento fatto nel 2006 scadeva dopo 18 mesi, ma la donna non era stata messa al corrente  E quando nel 2019 è andata a controllare ha scoperto che i soldi erano finiti nelle casse del ministero

PESCARA. Era convinta che i suoi risparmi, investiti nel 2006 alle Poste del paese in buoni fruttiferi che lei riteneva come sempre della durata di vent’anni, fossero al sicuro. Ma quando nel febbraio del 2019 ha deciso di andare a controllare quanto avessero fruttato in termini di interessi dopo tutti quegli anni, ha fatto una terribile scoperta: i suoi soldi non c’erano più. Visto che nessuno li aveva reclamati nei 18 mesi successivi alla loro emissione, i 40 mila euro erano tornati nelle casse del ministero delle Finanze.
Un duro colpo per la risparmiatrice di un centro della Val Pescara che in precedenza aveva già investito alle Poste. Cosa era successo? Nessuno aveva informato la cliente che quei buoni sarebbero scaduti 18 mesi dopo la sottoscrizione e che, quindi, entro quel periodo dovevano essere ritirati.
Da quel momento è iniziato il piccolo calvario della cliente che contava su quei risparmi faticosamente accumulati e investiti alle Poste, nella convinzione che lì sarebbero stati molto più sicuri che altrove.
Tutte le richieste inoltrate alle Poste, infatti, non hanno trovato riscontri perché i responsabili si trinceravano dietro il fatto che i termini erano scaduti e i soldi andavano semmai richiesti alla Cassa Depositi e Prestiti dove erano finiti.
A quel punto la donna decide di giocare l’ultima carta: quella della causa civile.
L’avvocato Sergio Della Rocca, dopo aver studiato la questione, ha citato comunque in giudizio Poste Italiane, sul presupposto che alla cliente non erano state fornite tutte le informazioni del caso e, soprattutto, che nessuno le aveva detto della durata così ridotta dei buoni. La causa è andata avanti per oltre due anni e alla fine il giudice del tribunale di Pescara, Anastasio Morelli, con una sentenza emessa il 18 febbraio scorso ha salvaguardato la ricorrente che potrà così tornare in possesso dei suoi soldi. Una sentenza che ribadisce un punto fermo per quel tipo di acquisti: e cioè che Poste Italiane aveva l’obbligo di consegnare alla cliente il foglio informativo contenente la descrizione delle caratteristiche dell’investimento. Niente ha potuto opporre Poste Italiane, puntando tutto sulla prescrizione e sul fatto che sul retro dei buoni era scritto “N18” a indicare la durata, in quanto l’avvocato Della Rocca ha spostato l’obiettivo, tanto che il giudice Morelli scrive: «Non risulta prescritta la domanda avanzata nei riguardi delle Poste per la condotta tenuta in sede di mancata completa informativa di quanto venduto».
L’onere della prova contraria spettava a Poste Italiane che non l’ha fornita. «Il termine usato di “consegna”, all'evidenza non può portare a ritenere comunque garantito il diritto di informativa dell’acquirente a una semplice informativa resa dall’ascolto della voce del venditore o dalla lettura di avvisi posti in ufficio che non possono essere considerati validi surrogati alla consegna del “foglio illustrativo”». La ricorrente riavrà i suoi soldi con gli interessi, ma solo a partire dalla data in cui si è rivolta alle Poste, nel 2019.
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