«Perfetto durante la visita psichiatrica»
Di Giannantonio racconta l’esame per il rilascio del porto d’armi alla Asl: sembrava una persona lucida
CHIETI. «È stato perfetto, in ogni risposta: senza ansietà o tono di cambio di umore, senza mostrare alcuna segnale di paranoie o disturbi». Quando, il 15 maggio scorso, soltanto 5 giorni prima di uccidere moglie e figlia e di suicidarsi, Fausto Filippone era apparso proprio così davanti a uno psichiatra del Centro di igiene mentale di Chieti: secondo quello psichiatra, Filippone sarebbe stato idoneo a maneggiare un’arma per uso sportivo. Filippone aveva avviato la pratica per il porto d’armi da circa un mese e, dopo aver superato due visite mediche, proprio domenica mattina avrebbe dovuto svolgere una prova pratica al poligono di Pescara. Una seduta poi cancellata.
A parlare di quella visita psichiatrica è Massimo Di Giannantonio, direttore del dipartimento di Salute mentale della Asl di Chieti: è lo stesso Di Giannantonio che, domenica, ha fatto da mediatore e ha parlato con Filippone sul viadotto Alento dell’A14 per cercare di evitare che si lanciasse nel vuoto.
Prima di superare la visita psichiatrica, Filippone era stato visitato dal proprio medico, a Pescara, e anche lui aveva dato il via libera: «La certificazione del medico di famiglia per Filippone degli ultimi 15 anni», spiega Di Giannantonio, «escludeva in modo assoluto qualsiasi tipo di patologia psicologica o psichiatrica senza mai alcun tipo di sintomo né alcun tipo di trattamento farmacologico».
Lo stesso Di Giannantonio, poi, si chiama fuori dall’analisi dell’assassino: «Sono estraneo ad atti compiuti dal singolo professionista in servizio in quel momento», dice il docente dell’università d’Annunzio. Che precisa come la richiesta del porto d’armi da parte di Filippone «non sia mai giunta alla mia attenzione da un punto di vista né documentale né di conoscenza dell’uomo». Di Giannantonio spiega che «l’attività di rilascio delle idoneità a ricevere il porto d’armi per uso sportivo avviene in maniera del tutto indipendente dal sanitario in servizio in quel dato giorno e deputato all’espletamento di quel tipo di pratica. L’attività professionale del singolo specialista si svolge sotto l’esclusiva responsabilità personale del medico che visita il paziente e che esamina la documentazione medico-legale obbligatoriamente allegata alla domanda».
Davanti allo psichiatra, Filippone potrebbe aver mascherato i suoi disturbi: «Negli ultimi mesi, per una persona come Filippone», spiega l’esperto, «era obbligatorio offrire un’immagine di una persona lucida. C’è una malattia psichiatrica gravissima che si chiama paranoia», conclude Di Giannantonio, «che fa percepire il mondo come estremamente aggressivo e quindi va tutto distrutto perché tutti sono nemici». Nel caso avesse superato la prova pratica, Filippone avrebbe dovuto presentare la domanda del porto d’armi alla questura di Chieti per poi attendere almeno 30 giorni per il via libera. (p.l.)

