Pericolo default, summit a Roma
Alessandrini e parlamentari al ministero per salvare i conti del Comune. Mancano all’appello 7 milioni
PESCARA. Spalmare il disavanzo in 18 anni anziché in dieci, rinegoziare ulteriormente i mutui con la Casa depositi e prestiti e aumentare il monte dei tagli alla spesa corrente. È legato a questi tre passaggi delicati il futuro amministrativo del Comune, già condannato al predissesto e con la spada di Damocle del fallimento che pende sulla testa del sindaco Marco Alessandrini e della sua giunta.
Ma rinegoziare la rata annuale del debito dovuto allo Stato non è procedura semplice. Occorrerebbe una modifica normativa al decreto sugli enti locali che dovrà essere emanato nei prossimi giorni. Per questa ragione, ieri mattina, Alessandrini, accompagnato dal suo vice, Enzo Del Vecchio, dal direttore del dipartimento amministrativo, Guido Dezio, e scortati dai parlamentari di tutti i colori politici, hanno avuto una serie di incontri incrociati con il gotha romano del ministero delle Finanze. Prima il sottosegretario Pier Paolo Baretta, poi il consulente economico del premier Yoram Gutgeld; infine, nel pomeriggio, l’ispettore generale per la finanza degli enti locali, Salvatore Bilardo.
«La situazione economica è gravissima», racconta Del Vecchio al termine della lunga giornata romana, definita positiva ma non risolutiva. «Abbiamo l'obbligo», spiega il vicesindaco, «di chiudere il bilancio entro il 31 maggio se vogliamo accedere alla rinegoziazione dei mutui. È una corsa contro il tempo, poiché dovranno essere varate misure strutturali tali da alleviare la piaga del default anche per gli anni futuri».
Il rendiconto 2014 si è chiuso con un disavanzo di 50 milioni 219 mila euro, determinato dalla necessità di dare copertura al fondo crediti di dubbia esigibilità pari a 41 milioni e 511 mila euro. La strategia della maggioranza Pd è quella di spalmare il debito in diciotto anni anziché dieci, in modo che la rata annuale dovuta allo Stato sia di 2,3 milioni anziché i 3 previsti. Come ha spiegato Alessandrini, ieri, è stata chiesta al rappresentante del governo «una modifica normativa, da prevedere nel decreto sugli enti locali di prossima emanazione». Quanto al bilancio 2015, invece, mancano all'appello 7 milioni di euro per raggiungere l'equilibrio finanziario. L’ipotesi prospettata è di coprire il taglio del fondo di solidarietà, pari a circa 2 milioni di euro, attraverso l’utilizzo del fondo di rotazione. La parte restante dovrebbe arrivare da ulteriori tagli alla spesa corrente – che si andrebbero ad aggiungere agli 11 milioni già previsti in sede di piano di riequilibrio per il triennio 2015/17 – e dalla rinegoziazione dei mutui. Quest'ultimo argomento sarà approfondito domani in un nuovo incontro tecnico a Roma. «Tali misure», precisano Alessandrini e Del Vecchio, «sono parziali e non saranno sufficienti a garantire l’equilibrio di bilancio degli esercizi futuri, obiettivo per cui è necessario procedere progressivamente, considerando l’andamento dei conti dell’anno in corso e avendo così una fotografia attuale e prospettica della situazione. Solo dopo tale analisi, si potrà avere la certezza di evitare il default».
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