Persa la causa con l’erede Basile Ora scatta la chiusura del parco

21 Febbraio 2024

La Cassazione boccia il ricorso del Comune: l’area donata dal barone nel 1975 per creare un giardino adesso torna alla famiglia. I lavori per il verde avviati troppo tardi e il successore si riprende il terreno

PESCARA. Era il giorno di San Valentino del 1975: la festa degli innamorati quell’anno cadeva di venerdì. E proprio quel giorno il barone Vincenzo Basile decideva di donare alla città un belvedere di oltre 6 ettari: Basile regalava al Comune la terrazza dei Colli con vista sul mare. Un balcone naturale per ammirare la città dei palazzi che digrada verso il mare. Ma a una condizione e cioè che quel terreno fosse destinato «a parco pubblico». Sono passati quasi 50 anni da quel regalo e dall’atto del notaio Alfonso Amicarelli ma, adesso, il parco di Villa Basile torna alla famiglia Basile. Lo stabilisce un’ordinanza della Corte di Cassazione che ha bocciato l’ultimo ricorso dell’amministrazione Masci: il documento dice che il Comune ci ha messo così tanto ad accettare la donazione del barone e a realizzare il parco che un erede Basile ha fatto in tempo, in oltre vent’anni, a usucapire il sito. Parco perso per sempre, con la beffa di una condanna a pagare oltre 10mila euro di danni e spese legali. A breve il parco sarà chiuso. Lo conferma l’assessore al Verde pubblico Gianni Santilli che dice: «Toglieremo tutti i giochi e li sistemeremo in altri parchi. Nei mesi scorsi, io e il sindaco abbiamo parlato con la famiglia ma non c’è stato verso di trovare un accordo. Dispiace per la perdita di un’area verde così importante».
SCONTRO GIUDIZIARIO È una storia lunga e tortuosa quella del parco di Villa Basile. Gli atti giudiziari mettono in fila una serie di punti fermi: dopo la donazione del 1975, il Comune accettava il terreno con una delibera di giunta del 1979 – all’epoca il sindaco era Alberto Casalini della Democrazia cristiana – e poi nel 1980 si formalizzava la cessione. Da qui in poi, però, si arriva a un bivio: secondo l’erede Basile, assistito dall’avvocato Giuseppe Morbidelli, «il Comune non aveva mai preso possesso e utilizzato il terreno donatogli, omettendo di realizzarvi il previsto parco attrezzato, in contrasto con le disposizioni del donante»; per il Comune, invece, «il terreno donato, a seguito di sopralluogo, era stato preso in consegna e ricompreso in sede di inventario tra i beni del patrimonio indisponibile dell’ente in virtù della destinazione a uso pubblico».
FESTA NEL 2004 Il Comune, difeso dall’avvocato Carlo Montanino, dice anche di più: «Il terreno era stato aperto alla fruibilità dei cittadini come parco naturale e poi trasformato in parco attrezzato». Ma, a leggere gli atti del contenzioso, quel parco è nato troppo tardi: era il 2003 – 28 anni dopo la prima donazione – quando l’amministrazione D’Alfonso avviava i lavori del giardino; nel 2004, poi, la festa dell’inaugurazione.
USUCAPIONE PER 20 ANNI Caso chiuso una volta rispettata la volontà del barone? Nient’affatto: nel 2015, con il parco sempre aperto, ecco la prima sconfitta giudiziaria per l’amministrazione: il tribunale di Pescara accoglieva la domanda di usucapione ventennale dell’erede e condannava il Comune al pagamento delle spese processuali. Una sentenza confermata prima in Corte d’Appello all’Aquila e, adesso, anche in Cassazione: «Non essendo stata fornita prova dell’acquisizione del possesso del terreno da parte del Comune di Pescara all’atto dell’accettazione della donazione nel 1980, e quindi», recita l’ordinanza della seconda sezione civile, «del fatto che dopo lo stesso erede fosse diventato un mero detentore del bene, non era necessario che fornisse prova della modificazione della detenzione in possesso».