Perseguita il suo ex e aggredisce la madre: 31enne sotto processo

Cappelle, già condannato per aver impiccato il cane di una teste il giovane avrebbe agito anche durante gli arresti domiciliari
CAPPELLE SUL TAVO . Un rapporto sentimentale che si rompe, due fidanzati che si lasciano, ma uno dei due non ci sta e perseguita l'altro. E' il copione del classico stalker che però questa volta non si è limitato a perseguitare il suo ex fidanzato, ma anche a "punire" tutti quelli che, vicini al suo ex, avevano testimoniato contro di lui nel procedimento per stalking che lo aveva fatto addirittura finire agli arresti domiciliari. Due distinti procedimenti di una storia d'amore finita male tra due uomini appena trentenni.
Uno dei procedimenti si è già concluso con una condanna in primo grado (a 3 anni) e con una in appello ridotta (a 2 anni), mentre il processo per stalking si sta ancora tenendo. Due vicende legate dallo stesso rapporto concluso malamente tra i due. Nel processo attualmente in corso F.C,, 31 anni, deve rispondere di minacce e atti persecutori che individuano appunto il reato di stalking, oltre a lesioni personali a carico del suo ex e addirittura della madre di quest'ultimo. Il capo di imputazione, stilato dal pm Fabiana Rapino, è piuttosto ampio e dettagliato, con «condotte ripetute nel tempo», scrive il pm, «cercava di impedire all'ex di frequentare gli amici e la palestra, di andare nell'appartamento dei genitori, lo seguiva facendosi trovare nei locali frequentati dall'ex, lo aggrediva fisicamente più volte tirandogli schiaffi, pugni e calci, cagionandogli lesioni, entrando abusivamente nella sua abitazione e prendendo in tali circostanze taluni suoi effetti personali.
Seguendolo più volte, anche fino sotto casa, cercando di entrare, raggiungendolo in una occasione a Rimini dove l'ex si era recato con gli amici, minacciandolo di ucciderlo, appostandosi davanti al posto di lavoro, apponendo persino un Gps sulla Panda in uso all'ex fidanzato per controllarne i movimenti». Una lunga serie di condotte che, secondo l'accusa, avrebbero procurato alla parte offesa «un costante stato di ansia e paura e un perdurante timore per la propria incolumità, costringendolo ad alterare le proprie abitudini di vita, in quanto si faceva accompagnare a lavoro dal padre e cercava di non essere mai solo».
Già tutto questo sarebbe più che sufficiente a giustificare il processo in corso e la costituzione di parte civile della vittima e della madre (fatta cadere a terra per strada con fratture ed ecchimosi), assistiti dagli avvocati Simone Troiano e Monica Scutti.
Ma a bloccare la rabbia dell'imputato abbandonato dall'ex, non servirono neppure gli arresti domiciliari che il gip gli inflisse per lo stalking. Mentre era chiuso a casa mise in atto altri episodi terribili, ma questa volta non diretti al suo ex, ma a quelli che nel procedimento avevano testimoniato contro di lui. E così una signora ricevette la visita notturna dell'imputato che, stando all'accusa, ruppe due putti in giardino e portò via il cane che il mattino seguente venne trovato impiccato al cancello di casa della malcapitata; mentre il marito di quest'ultima si ritrovò quattro pneumatici dell'autovettura tagliati.
Un'altra donna ancora ricevette telefonate con le quali minacciava di usare violenza nei confronti della sorella. Tutto questo mentre era ai domiciliari e per evitare che le parti offese testimoniassero di nuovo contro di lui anche al processo.
Processo che, come detto, si è già concluso per questi episodi appena elencati (compreso il reato di evasione), mentre è ancora in corso quello principale sullo stalking. Nella prossima udienza del 31 maggio, dal giudice monocratico Scalera verranno sentiti altri testimoni per poi passare alla discussione e alla sentenza.
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