Perseguita una 50enne conosciuta su Facebook: adesso rischia il processo

19 Marzo 2023

Dopo l’amicizia nata sui social, un paio di incontri e la scelta di lei di non rivederlo Lui prima prova a convincerla e poi passa alle minacce, fino a farle cambiare casa

PESCARA. Una conoscenza che, come accade spesso, nasce attraverso i social, ma che ben presto si trasforma in un incubo per una delle due parti, finendo con una denuncia della quale si sono occupati i responsabili del Gruppo Anti Violenza del tribunale di Pescara.
Vittima dello stalking, una donna di 50 anni che, appena uscita da una relazione amorosa molto dolorosa e deludente, attraverso facebook, conosce un uomo che si presenta molto disponibile a un rapporto di amicizia. I due si scambiano i numeri di cellulare e iniziano a scriversi su whatsapp: conversazioni definite piacevoli dalla vittima, tanto che quegli scambi di messaggi aumentano. Lui, che si presenta come un counselor, un professionista dei rapporti di amicizia, le racconta le sue esperienze di vita, lei le sue, e tra i due nasce un rapporto di fiducia. E quando lei fa presente di avere a casa un problema tecnico di riscaldamento, l’uomo si offre di risolverlo, e così avviene.
C’è poi un secondo incontro in cui lei invita a cena l’uomo che le fa recapitare quattro vasetti di rose da piantare in giardino. Dopo cena c’è qualche scambio di effusione tra i due, ma niente di più. Proprio quella sera, però, lei avverte un senso di disagio quando l’uomo le rivela di soffrire di crisi depressive: la donna nota un comportamento un po’ ossessivo da parte di quell'uomo e decide di non rivederlo più. Un rifiuto che scatena la reazione dell’altro, che inizia a sommergerla di messaggi, prima con l’obiettivo di farla tornare indietro sulla sua decisione, poi sempre più aggressivi quando si rende conto che la donna non recede. Tra i vari messaggi, anche vocali, arriva a mandarle uno screenshot di una polizza a suo nome e con lei beneficiaria in caso di morte, cercando così di persuaderla del suo amore. Lei risponde con fermezza, ribadendo che non ha nessuna intenzione di intraprendere una relazione amorosa, pensando soltanto a un rapporto di amicizia. Lui la invita ripetutamente a casa, fino a quando le chiede indietro i suoi doni: i quattro vasetti di rose fatti recapitare in occasione della cena, e 25 euro di una ricarica telefonica che aveva fatto di sua iniziativa, senza che la donna gli avesse chiesto nulla. La minaccia anche di farle scrivere da un avvocato se non riavrà quanto richiesto.
Poi una lunga serie di telefonate con un numero anonimo, dicendole che le avrebbe fatto una serie di dispetti sul posto di lavoro. Lei allora contatta l’avvocato di cui l’uomo le aveva parlato per farlo intercedere, ma il legale le risponde di aver chiuso i rapporti con quel cliente che era arrivato a chiedergli un decreto ingiuntivo per i vasetti di rose e i 25 euro. A questo punto, la donna lo blocca su Whatsapp e su Telegram e decide di andare momentaneamente a vivere a casa di una amica, visto che l'uomo le aveva fatto capire che sarebbe tornato a casa sua, e anche perché si era resa conto che era sparita una copia delle chiavi di casa.
La storia si conclude con una richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pm Benedetta Salvatore nei confronti di quell'uomo di 62 anni che vive nel Lazio. Il pm parla di «reiterate condotte persecutorie» e riporta nel capo di imputazione alcune delle parole offensive rivolte alla vittima: «stronza», «piccola imbecille testa di ca...», «ti porto in tribunale e ti faccio il decreto ingiuntivo per 25 euro, attivo il pignoramento sulla tua casa e ti faccio cacare sotto».
«Condotte tali», conclude il magistrato, «da ingenerare nella parte offesa un permanente stato di ansia e di timore per la propria incolumità e da costringere a modificare le proprie abitudini di vita». Ora la parola passa al giudice dell’udienza preliminare che dovrà decidere sull’eventuale rinvio a giudizio dell’imputato.