Perseguitano parroci e fedeli nella chiesa del Sacro Cuore Indagini chiuse per 2 romeni

Secondo l’accusa, la coppia aveva instaurato un clima di terrore chiedendo soldi Tra gli episodi, le urla in sacrestia: qua non vi faccio niente, ma fuori vi accoltello
PESCARA. Per il parroco della centralissima chiesa del Sacro Cuore e per i tanti fedeli costretti ad assistere alle loro azioni, erano diventati una concreta minaccia quotidiana. Si tratta di due romeni che stazionavano davanti al portone della chiesa per chiedere l’elemosina, Marian Nedelcu e Doru Vijila (assistiti dagli avvocati Tullio Zampacorta ed Emanuele Calista e attualmente in carcere per un'altra causa). Nei confronti dei due indagati, il procuratore aggiunto Anna Rita Mantini ha chiuso le indagini, cristallizzando nei loro confronti il reato di atti persecutori, e solo per uno di loro anche la rapina. Parti lese sono il rettore del Santuario della Divina Misericordia di Pescara, Vincenzo Amadio, il parroco Maurizio Volante e un parrocchiano, oltre a una lunga lista di fedeli.
Secondo l’accusa i due avevano instaurato un clima di terrore, dal quale con le sole buone maniere e la comprensione del parroco, non se ne poteva più uscire. «Con condotte reiterate nel tempo», scrive il pm nell'imputazione, «minacciavano e molestavano le parti offese, stazionando giornalmente dinanzi alla chiesa in piazza Sacro Cuore e interrompendo le funzioni religiose, infastidendo i fedeli e i religiosi, chiedendo con insistenza offerte di denaro, così cagionando alle persone offese un perdurante e grave stato di ansia e paura e un fondato timore per la propria incolumità e costringendoli ad alterare le loro abitudini di vita».
Basta pensare alle tante donne anziane che ogni giorno si recano in chiesa per ascoltare la santa messa in raccoglimento e tranquillità, e che invece entravano ormai con una certa paura, temendo le incursioni dei due. Ad esempio (e questo è uno degli episodi contestati nell'imputazione), nell’agosto del 2022 uno dei due romeni, Nedelcu, «con fare minaccioso e gridando, con grande spavento per i fedeli, cercava di salire sul presbiterio mentre il parroco celebrava la messa, ma veniva bloccato da due fedeli».
E se non basta, il giorno dopo, mentre il parroco usciva con la sua auto, il più determinato dei due, Nedelcu, «saliva sul cofano e gridando ed agitando le braccia gli diceva che non se ne sarebbe andato finché non gli avesse dato i soldi». E ancora in un’altra occasione, sempre lo stesso romeno, aspettò il parroco fuori della chiesa e «lo minacciava mostrando il pugno e dicendo: “Qui spacco tutto se non mi date i soldi”». Naturalmente si parla di spiccioli: 2 o al massimo 5 euro, ma la violenza verbale e non era davvero pericolosa.
«Una sera di novembre 2022», si legge nell’imputazione, «Nedelcu arrivava dopo la messa, entrava in sacrestia, minacciava il parroco e un fedele presente, urlando e dicendo di non aver paura di loro e dicendo: “qua non vi faccio niente, ma fuori vi accoltello”, andandosene e calmandosi solo dopo che le parti offese gli avevano dato dei soldi».
Ma gli episodi sono davvero tanti. Una volta il parroco si dovette barricare dentro la chiesa con dei fedeli mentre uno dei due batteva i pugni sul portone. E poi continue interruzioni delle messe e anche un pugno al petto rifilato al parroco che, «visibilmente spaventato gli dava 5 euro e lui se ne andava». E infine la contestazione di rapina a carico di Nedelcu: «Nel brandire il pugno in danno del parroco, nel porsi innanzi allo stesso, impedendogli il passaggio, quindi colpendolo, lo determinava alla consegna di 5 euro».
I due sono attualmente in carcere per un fatto analogo: per aver preteso dei soldi nel parcheggio di piazza della Repubblica, sempre a Pescara, e per aver danneggiato l’auto dell'ignaro automobilista che glieli aveva negati, senza sapere che era un agente della Questura di Pescara. Conclusione: condanna per tentata estorsione a 4 anni e 8 mesi ciascuno.
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