Pesca di anguille vietata da 10 anni E sotto Natale scoppia la protesta

MONTESILVANO. «Chiediamo solo di poter svolgere il lavoro che sappiamo fare da cinque generazioni: pescare le anguille». È un appello accorato quello che lancia Mario Di Pietropaolo, uno degli ultimi...
MONTESILVANO. «Chiediamo solo di poter svolgere il lavoro che sappiamo fare da cinque generazioni: pescare le anguille». È un appello accorato quello che lancia Mario Di Pietropaolo, uno degli ultimi pescatori di Montesilvano che ancora esce in mare ogni giorno per garantire il prodotto ittico fresco e locale che sua moglie Giulietta vende nel suo box del mercatino ittico. Scafette nelle quali, ormai da 10 anni, mancano le anguille e i capitoni, prodotti particolarmente ricercati e acquistati dalle famiglie abruzzesi per il cenone di Natale. Ma il problema non è legato all’assenza di queste specie ittiche nello specchio di mare di Montesilvano. Al contrario.
«Le anguille ci sono, ma quando le peschiamo per sbaglio dobbiamo rigettarle in mare perché altrimenti rischiamo multe da 2mila euro e la denuncia penale», evidenzia il pescatore. «Questo accade perché dal 2011 l’Europa ha assegnato delle quote all’Italia da suddividere tra le regioni attraverso un Piano nazionale di gestione delle anguille. La Regione Abruzzo, però, non ha elaborato il piano e così noi, dopo generazioni, siamo rimasti fuori. Il paradosso è che in Emilia Romagna, solo per fare un esempio, le anguille vengono pescate, vendute, si organizzano sagre di diversi giorni, mentre se lo facciamo noi siamo dei criminali che infrangono la legge. Mi chiedo allora: non siamo italiani anche noi? Perché gli altri possono e noi no?».
Il divieto comporta una perdita di incassi che può arrivare anche a 8mila euro nei mesi tra ottobre e dicembre, quando gli operatori fanno più fatica per l’assenza di pesce in mare e a causa del tempo spesso inclemente.
Di Pietropaolo e alcuni suoi colleghi montesilvanesi in questi anni ha tentato diverse strade, tra cui proporre alla Regione la pesca sperimentale, attraverso l’elaborazione di uno studio che sarebbe costato 16.500 euro. «La risposta è stata negativa», prosegue. «Abbiamo scritto all’assessore regionale Imprudente, ai dirigenti e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel 2020. Ma nessuno ci ha risposto e noi ci sentiamo pescatori di serie B», sottolinea. «Faccio il pescatore da oltre 60 anni. Quando ho iniziato ne avevo appena 14 e vorrei continuare fino a che le forze me lo permetteranno. Ma in queste condizioni diventa davvero difficile, tanti pescatori hanno già abbandonato questo mestiere, così rischiamo di scomparire per sempre». (a.l.)
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