Pesca, si apre uno spiraglio per le marinerie adriatiche

8 Novembre 2015

Sos alla Regione degli armatori di Pescara, Giulianova, Ortona e San Benedetto Avviata la mediazione con il ministero, pronto a rivedere le zone vietate

PESCARA. Si intravede un’apertura del ministero, rispetto alle richieste delle marinerie dell’Adriatico. Gli armatori di Pescara, Giulianova, Ortona e San Benedetto del Tronto, che ieri si sono incontrati in città per fare il punto alla situazione e chiedere l’aiuto delle istituzioni, hanno elaborato un pacchetto di proposte, e una prima risposta positiva è arrivata da Riccardo Rigillo, del ministero delle Politiche agricole (ex direzione generale della pesca marittima e dell'acquacoltura), contattato al telefono durante la riunione dall’assessore regionale Dino Pepe.

Le marinerie sono unite dalla preoccupazione del lavoro che non c’è, a causa delle limitazioni delle aree di pesca, scattate il 26 luglio (per un anno) e delle imminenti ricerche per le aree di trivellazione, di cui ha parlato Augusto De Sanctis. Non potendo raggiungere il cosiddetto “fondaletto” e la “fossa di Pomo”, la zona di lavoro si è ridotta e il prodotto ittico che si riporta a casa è notevolmente inferiore rispetto al passato, come dimostrano i dati illustrati dal direttore del mercato ittico all’ingrosso, Mauro D’Andreamatteo, mentre alcune specie sono introvabili, prima tra tutte gli scampi. Gli armatori sono «pronti a fare un passo indietro», ha detto il rappresentante locale, Mimmo Grosso, ai colleghi del posto e delle altre marinerie, rappresentati da Francesco Altomare per Ortona, Alfredo Danese e Elia Artone per Giulianova e Pietro Merlini per San Benedetto.

«Per far riaprire il fondaletto alla pesca a strascico siamo disposti a ridurre le nostre uscite in mare tutto l'anno, non solo nel periodo post-fermo, e ci auguriamo che questa istanza venga accolta prima di Natale, che è un periodo di grande attività. Chiediamo, poi, che la fossa di Pomo sia chiusa alternativamente alla pesca: se così fosse, siamo pronti a ridurre ulteriormente le uscite a due giorni, da giugno ad agosto. Per contrastare l’importazione senza limiti proponiamo che il periodo di fermo biologico sia scelto direttamente dalle imprese, per 43 giorni consecutivi tra il primo maggio e il 30 settembre. In questo modo possiamo garantire il prodotto fresco in tavola, senza danni all'indotto. Ma se la risposta sarà negativa, protesteremo».

Per Rigillo si può pensare di «autorizzare l’ingresso nella fossa di Pomo a chi ha maturato questo diritto in passato, avendo già raggiunto quella zona, mentre le altre proposte vanno analizzate e poi discusse con il governo croato», che ha competenza sulle aree al centro delle polemiche. Anche da parte del presidente della Regione Luciano D’Alfonso c’è l’interesse ad affrontare e risolvere queste ed altre questioni, come le multe salate della direzione marittima a chi pesca nelle aree vietate.

Il governatore, che ieri ha chiuso l’incontro della marineria, ha spiegato di voler avviare una «concertazione con la Regione Marche, per fare fronte comune» e si è subito messo all’opera contattando Ferdinando Ferrara, capo di gabinetto del ministero delle Politiche agricole, e il capo della rappresentanza diplomatica italiana a Bruxelles, per esporre la situazione, mentre in settimana incontrerà il sottosegretario Sandro Gozi, con il quale intende capire «come affrontare la partita in Europa».

Anche se la questione arriverà sui tavoli romani, nella marineria prevale lo sconforto. «La pesca sta finendo, abbiamo bisogno di aiuto», ha detto sconsolato di Artone. «Stiamo cercando un modo per salvarci», ha aggiunto Lucio Di Giovanni, ma in questo periodo c’è il timore forte di «non arrivare neppure a mangiare il panettone», ha fatto presente Merlino. «Siamo costretti a muoverci in un fazzoletto di mare», ha proseguito il rappresentante di San Benedetto, «ed è peggiorato tutto da quando è ripresa la pesca sul Tirreno. Al ristorante mi hanno servito degli scampi che sembravano i nostri ma arrivavano dall'Irlanda e sono stati pagati 20 euro, a fronte dei 30-35 euro dei nostri, che ora non si trovano e che, quindi, non saranno più competitivi». Tra tutti questi grattacapi è spuntata fuori anche ieri la ruggine di sempre tra marinerie, con le accuse agli ortonesi di pescare più giorni per poi vendere il loro prodotto a Pescara.

©RIPRODUZIONE RISERVATA