Pescara abbraccia il suo De Gregori

6 Agosto 2015

Un Teatro d’Annunzio strapieno ha accolto il ritorno del cantautore nella città dei suoi ricordi di bambino

PESCARA. Attacca con “Il canto delle sirene”. Poi, subito dopo, “Finestre rotte”. E ,a quel punto, saluta il pubblico. Il tempo, di uno sguardo d’intesa con la band e via con il primo vero classico, “Viva l’Italia”. E subito dopo “Bellamore” cantata in coro con il pubblico, seguita, alla fine, da un: “Grazie, amici”.

Francesco De Gregori non si smentisce: poche parole. A palare per lui sono le sue canzoni, quelle che tengono insieme almeno tre generazioni di italiani: dai sessantenni suoi coetanei (i ventenni degli anni Settanta, insomma) agli adolescenti di oggi, che hanno imparato ad amare la sua musica, ascoltandola sui vinili dei genitori. E questo pubblico etereogeneo per età ha riempito il Teatro d’Annunzio di Pescara dove, ieri sera, il cantautore romano è planato con la sua band . Con De Gregori, cappello, occhiali, maglietta nera, magro nei suoi 64 anni, c’era sul palco una band composta da fedelissimi: Guido Guglielminetti al basso e al contrabbasso, Paolo Giovenchi e Lucio Bardi alle chitarre, Alessandro Valle alla pedal steel guitar e al mandolino, Alessandro Arianti all’organo Hammond e alpiano, Stefano Parenti alla batteria, Elena Cirillo al violino e ai cori, Giorgio Tebaldi al trombone, Giancarlo Romani alla tromba, e Stefano Ribeca al sax. Dopo “Generale”, un altro classico cantato anche dal pubblico, alla band si è unito il fratello di De Gregori, Luigi “Grechi” De Gregori, cantautore anch’egli. Insieme cantano “Il bandito e il campione”. Il concerto è stato il trionfo annunciato di un musicista che, come ha ricordato in una recente intervista al Centro, ama Pescara, la città in cui ha trascorso alcuni anni della sua infanzia. Un amore ricambiato, ieri sera (come sempre), dal pubblico.

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