Pescara aggressione in riviera. “Dacci il monopattino”, e lo picchiano

Il 25enne, di ritorno da un locale, è stato aggredito per aver detto no a due giovani che pretendevano il mezzo
PESCARA
Colpito con un pugno al volto per essersi rifiutato di scendere dal monopattino con cui stava tornando a casa, e di cederlo a due sconosciuti. È successo nella notte tra venerdì e sabato lungo la Riviera. La vittima è un 25enne di Pescara che aveva trascorso la serata insieme con gli amici in un locale del lungomare nord.
Una brutta storia, simile ad altre che ormai si ripetono più o meno allo stesso modo nelle notti del fine settimana e le vittime sono spesso ragazzi soli, presi di mira da gruppi di coetanei per futili motivi.
Questa volta a essere aggredito, intorno alle 3 è stato un 25enne, colpito in faccia, vicino agli occhi, proprio mentre si stava dirigendo verso casa. A raccontarlo è il padre, allarmato e preoccupato per i postumi di quel colpo ricevuto dal figlio solo per aver detto no alla pretesa dei due di avere il monopattino. Non privato, ma di quelli “condivisi” messi a disposizione dal Comune: probabilmente non avevano scaricato l’App e non volevano pagare la somma prevista per il servizio di sharing pubblico e per questo volevano sfruttare, con la forza, il noleggio effettuato dal ragazzo.
LA RABBIA DEL PADRE
«Pescara non è più la stessa ormai», protesta il padre del giovane preso di mira, arrabbiato e preoccupato per quanto accaduto al figlio. «Negli ultimi anni la città ha subito una trasformazione radicale in termini di sicurezza e ordine pubblico. Di episodi simili se ne sentono diversi. Fortunatamente in questo caso non è accaduto nulla di grave, ma siamo comunque preoccupati, perché a poche ore dall’accaduto nostro figlio aveva molto sonnolenza e la botta ricevuta, tra l’altro in un punto delicato, fa male». È una preoccupazione doppia, quella del genitore, che ha scoperto di quanto avvenuto solo ieri mattina, dopo la chiamata del datore di lavoro del figlio preoccupato per lo stato di malessere e sonnolenza del ragazzo, portato prima in pronto soccorso e poi, vista l’attesa, affidato ad altre cure. « Io e mia moglie abbiamo saputo cosa è successo solo grazie al suo capo, perché nostro figlio che abita da solo, aveva deciso di non dirci nulla. Quando lo abbiamo saputo, si è giustificato dicendo che non voleva farci preoccupare, visto che a quell’ora stavamo dormendo, ma stiamo scherzando? Lui vive per conto suo. Dopo quel pugno in faccia è riuscito a tornare a casa, mentre i due aggressori sono fuggiti. Si è addormentato e la mattina è andato a lavorare, nonostante tutto. Ha attaccato alle 9.30, ma già un’ora dopo, verso le 10.30 ci ha chiamati il suo datore di lavoro riferendoci che non stava bene. Manifestava una strana sonnolenza ed era sofferente. Ci siamo precitati da lui. Siamo andati al pronto soccorso, ma l’attesa era troppo lunga. Dovrà farsi visitare da un medico».
UN CASO SIMILE UN MESE FA
Risale a circa un mese fa un episodio simile: sulla riviera nord, tra via Cavour e viale Kennedy, un ragazzo, di circa 25 anni, è finito in ospedale a causa delle botte ricevute da un gruppo di ragazzi, di origini straniere. E il giovane, colpito ripetutamente, aveva riportato un trauma facciale e diverse escoriazioni sul corpo. Poche settimane prima, un 22enne era stato fermato davanti alla vecchia stazione e costretto a ritirare 70 euro al bancomat.

