Pescara, al Misticoni e Bellisario scatta l’occupazione

Il liceo artistico e l’istituto d’arte contro il progetto di riforma della scuola. Dopo il corteo di venerdì scorso, studenti in assemblea al parco de Riseis
PESCARA. La prima risposta alla manifestazione degli studenti di venerdì scorso arriva dall’istituto d’istruzione superiore Misticoni-Bellisario. Il liceo artistico e l’istituto d’arte hanno deciso di comune accordo di proseguire la mobilitazione contro il progetto di riforma della scuola pubblica all’interno delle loro aule. Come hanno reso noto i rappresentanti, nel corso dell’assemblea che si è tenuta ieri pomeriggio nel parco di Villa de Riseis, da domani scatterà l’occupazione di entrambi i plessi di viale Kennedy e via Einaudi. Una protesta che prende le mosse dalle recenti disposizioni governative, messe nero su bianco dal premier Matteo Renzi e dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini nei cosiddetti 12 punti che vanno a ingrossare il rapporto sulla “buona scuola”.
«Ci siamo riuniti diverse volte nei giorni scorsi e siamo arrivati a questa decisione», dice la rappresentante d’istituto del Misticoni Flavia D’Alfonso, «abbiamo anche informato la preside: non possiamo più attendere altro tempo e c’è bisogno di far sentire la nostra voce. Non siamo i soli a Pescara a nutrire perplessità sul progetto di riforma del governo, quindi con tutta probabilità il nostro esempio sarà seguito anche nelle altre scuole».
L’idea, una volta avviata l’occupazione al Misticoni-Bellisario, è far seguire una serie di altre proteste a cascata nei diversi istituti superiori cittadini, dal liceo classico D’Annunzio ai due licei scientifici, toccando anche gli istituti tecnici e l’alberghiero, con modalità deliberate di volta in volta dalle assemblee degli studenti.
«Abbiamo analizzato una per una le diverse proposte del presidente del consiglio: non solo la Buona scuola, ma anche il Jobs Act, la legge di stabilità e lo Sblocca Italia», rimarca con decisione Aksel Nikaj, studentessa del liceo scientifico Da Vinci e coordinatrice del collettivo studentesco pescarese, «tutte queste proposte di legge contengono aspetti che non condividiamo. La soluzione per far ripartire il Paese non è togliere i diritti a chi in questo momento ne ha. Le famiglie hanno bisogno di sicurezza, lavoro e un salario minimo garantito che serva anche a far andare i propri figli a scuola e mantenerli all’università, visto che oggi il tasso di disoccupazione è elevatissimo. Dal governo ci aspettiamo investimenti sull’istruzione, sull’università e sulla ricerca e quindi sui giovani che sono il vero motore dell’Italia».
Le contestazioni sulle linee guida della “buona scuola” dei duo Renzi-Giannini prendono le mosse da quella che gli studenti bollano come una “privatizzazione della scuola pubblica” che, secondo loro, si traduce in «un abbassamento della qualità dell'offerta formativa, aumento della precarietà d'insegnamento e peggioramento delle condizioni di vita e di studio». «I punti bonus assegnati dai presidi agli insegnanti non rappresentano un criterio di valutazione oggettivo», rimarca Lorenzo Toro, studente dello scientifico Galilei e membro del collettivo Alternativa ribelle, «dovremmo essere noi studenti, che viviamo la scuola e siamo la scuola, a poter valutare l’operato degli insegnanti. Inoltre, non vogliamo assolutamente l’introduzione dei finanziamenti privati all’interno della scuola pubblica».
Nel coro delle proteste studentesche contro il piano di riforma governativo, si distingue la voce dei ragazzi dell’istituto Aterno-Manthoné che fin dall’inizio hanno accolto con entusiasmo il piano sulla “buona scuola”. «Non abbiamo partecipato alla manifestazione di venerdì», spiega Brigida Ruggieri, «siamo convinti che la proposta di Renzi sia positiva, poiché prevede incentivi sull’alternanza scuola-lavoro e investimenti che vanno a nostro vantaggio. Per questo non ci sarà alcuna mobilitazione nella nostra scuola».
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