Pescara, aumentano le spese per i cittadini: servono 4 milioni entro Natale / Video

Bocciatura bis dei revisori, il Comune verso il predissesto. S’impennano i costi per asili nido e mense scolastiche
PESCARA. Il castello di carta fatto di manovre correttive al bilancio di previsione 2014, impegni a razionalizzare la spesa nei prossimi tre anni e ipotesi di privatizzazione di alcuni servizi si sgretola di fronte al secondo parere condizionato del collegio dei revisori dei conti. Lo squilibrio strutturale registrato è tale da portare il Comune a un passo dal predissesto finanziario, con l’obbligo entro la fine dell’anno di trovare quei 4 milioni e 285 mila euro di disavanzo di gestione sul rendiconto 2013. Tradotto vuol dire una stangata senza precedenti per i cittadini, che dopo l’aumento delle imposte municipali si troveranno a far fronte all’impennata dei costi dei servizi a domanda individuale come asili nido e mense scolastiche. Gli stessi provvedimenti, in sostanza, che sarebbero stati adottati con l’arrivo del commissario prefettizio.
Non bastano i buoni propositi sventolati nei giorni scorsi dalla maggioranza del sindaco Marco Alessandrini. E non è sufficiente nemmeno l’imposizione delle aliquote dei tributi locali e delle tariffe ai massimi livelli. Ieri mattina, il collegio dei revisori (presidente Domenico Velluto e revisori Roberto Orsini e Rocco Menaguale) ha emesso un parere amaro per l’amministrazione di centrosinistra.
Pur esprimendosi in maniera «favorevole sulla proposta di bilancio di previsione per la competenza 2014-2016», ha giudicato «insufficiente e inadeguata» la manovra proposta per far fronte alle mille criticità dell’ente. La condizione imposta dai componenti dell’organo terzo, deputato al controllo della situazione economico-finanziaria, è la copertura integrale del disavanzo di 4 milioni e 285mila euro entro l’annualità in corso e «senza utilizzo di entrate da alienazioni patrimoniali». L’esatto contrario di quanto preventivato dall’amministrazione, visto che la proposta contenuta nel Dur (Documento unico di programmazione 2014-2016) consisteva nello spalmare il debito in tre anni: 500mila euro versati entro fine anno, 1,5 milioni nel 2015 e gli altri 2 milioni e 285 mila euro nel 2016. L’ipotesi di rateizzazione è stata quindi bocciata. E considerando che la cifra non rientra tra le disponibilità dell’ente, il suggerimento dell’organo contabile è di porre «senza alcun indugio», espressione debitamente sottolineata nel documento, «le basi per il ricorso a strumenti straordinari o pluriennali di riequilibrio strutturale».
In sostanza l’indicazione è di avviare la procedura di predissesto finanziario, con la stesura di un piano di rientro della durata massima di dieci anni, incentrato sulla revisione della spesa e sul pareggio dei servizi a domanda individuale, così come disciplinato nell’articolo 243 bis del Testo unico degli enti locali (Tuel).
«In passato siamo stati un po’ troppo cicale e poco formiche», ha spiegato Alessandrini, «lo ricordiamo perché in politica non siamo tutti uguali: il rendiconto approvato il primo agosto scorso dal consiglio comunale, con il parere negativo dei revisori, è quello che ha licenziato la scorsa amministrazione di centrodestra e che noi stessi abbiamo approvato».
Tra le incertezze che hanno determinato il parere condizionato del collegio dei revisori c’è la gestione dubbia dei residui, l’utilizzo costante di entrate vincolate, il ricorso all’anticipazione di tesoreria e il rinvio dei pagamenti scaduti. «Alla luce del profondo disequilibrio strutturale», spiega l’assessore al Bilancio Bruna Sammassimo, «metteremo in piedi le procedure per il predissesto pilotato, effettuando una verifica capillare su tutti i residui e le prescrizioni». Come ha spiegato il vice sindaco Del Vecchio, il predissesto deve essere deliberato dal consiglio comunale in seguito all’approvazione del bilancio di previsione, 60 giorni dopo l’aula dovrà votare il piano di rientro da trasmettere successivamente alla Corte dei conti.
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