Pescara, bodyguard per scortare le commesse del centro

9 Agosto 2016

Alla chiusura dei negozi, accompagna le ragazze alle auto parcheggiate nell’area di risulta: "Con lui ci sentiamo al sicuro"

PESCARA. Si è inventato il ruolo di guardia del corpo per proteggere le colleghe da ubriachi, drogati e barboni a caccia di elemosine che circolano in pieno centro a tutte le ore. Ogni sera alle venti, abbassa le saracinesche del negozio di abbigliamento Dolci Sport di via Roma, dove lavora da 21 anni e poi accompagna le commesse fino alla macchina, parcheggiata sull'area di risulta. Una volta a bordo, al sicuro, le saluta e torna a casa. Il bodyguard delle commesse del centro si chiama Sandro De Grandis, 41 anni, di Montesilvano, sposato e padre di tre bambini. In una città dove la sicurezza sta toccando livelli sempre più bassi tra spaccate, furti e degrado umano, c'è chi è costretto a difendersi da solo quando la vigilanza non riesce, spesso per mancanza di personale, a coprire il territorio cittadino.«Lo faccio volentieri», si limita a dire lui .

Le colleghe apprezzano: «Quando usciamo dal negozio con Sandro, ma anche con gli altri due colleghi Giorgio Campanella e Christian Casasante», ci sentiamo protette e al sicuro», spiegano Silvia Santacroce e Genny Rinaldi, quest'ultima con un fiuto eccezionale nello stanare i ladruncoli che tentano i furti, «a volte si accodano commesse anche di altri esercizi commerciali vicini e tutti insieme ci facciamo forza per attraversare questo pezzo di via Roma fino a corso Vittorio Emanuele, dove accediamo alla rampa verso l'area di risulta per raggiungere le auto che cerchiamo di parcheggiare nella stessa fila per stare sempre uniti». Si fanno forza l'un con l'altro, perché al calar della sera, il centro cittadino «diventa terra di nessuno», sottolinea preoccupata Marina Dolci, titolare di Dolci sport, «cerchiamo di chiudere i negozi tutti allo stesso orario per non rimanere da soli con le strade invase da barboni e ubriachi, gente che litiga e che si droga. Persino i parcheggiatori dell'area di risulta, hanno rapinato. Non ci sentiamo tranquilli e chiediamo maggiore vigilanza, o che qualcuno si impegni per limitare gli ingressi di questa gente».

Il fratello, Adolfo Dolci, annota che «Pescara è la legalizzazione dell'illegalità». Pakistani, albanesi, marocchini, romeni, ma anche italiani senza fissa dimora che vivono in strada, talvolta infastidendo i passanti. Racconta Genny: «Sono stata minacciata più volte, mi hanno tenuto d'occhio all'entrata e all'uscita dal negozio e dalle vetrine mi fanno il gesto con le mani: io ti guardo, stai attenta. Poi non fanno niente, però sono comportamenti che mirano a spaventarci e destabilizzarci. Giorni fa, abbiamo bloccato un ragazzino che entrava e rubava vestiti. Quando abbiamo cercato di fermarlo, ci ha risposto: prendo quello che mi pare, perché si paga?».

Sandro, Giorgio e Christian delineano una situazione insostenibile: «Mettono paura a noi, figuriamoci alle ragazze sole». E' il caso di una commessa di un negozio di abbigliamento per bambini in centro, che abbassa le serrande alle 21,30. «Sono l'ultima ad andare via», spiega la ragazza che chiede l'anonimato perché impaurita, «Una sera ho trovato una testa di animale appesa lungo la salita che porta ai parcheggi sull'area di risulta, dove il degrado regna assoluto e dove le auto in sosta hanno i vetri infranti e dentro ci fanno la pipì. Che cosa devo fare per difendermi, girare con un coltello in borsa? Le forze dell'ordine si materializzano il pomeriggio, ma alla sera non c'è nessuno a vigilare, io sto pensando di lasciare il lavoro perché non ce la faccio più». Gianni Taucci, direttore di Confesercenti, dice che «c'è una percezione di scarsa sicurezza tra i commercianti e da tempo chiediamo pattuglie nelle ore chiusura dei negozi per tutelare il personale e i titolari che si spostano con gli incassi».

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