Pescara centrale, il bunker dove di notte è vietata la pipì

19 Agosto 2016

Tutti i servizi chiusi nella sala d’attesa dalle 21 alle 6, toilette compresa Un viaggiatore: «Mi hanno detto che potevo andare a farla nell’Area di risulta»

PESCARA. Nel pieno della stagione turistica estiva, i bagni della stazione centrale restano chiusi a chiave nelle ore notturne, a Pescara, città principale d'Abruzzo, come in qualsiasi altra fermata minore. I passeggeri che, per comodità o per necessità, scelgono di viaggiare col buio o aspettano una coincidenza ai binari sono costretti a trattenere i bisogni corporali o ad arrangiarsi in altro modo: dalle 21 alle 6, oltre alla mancanza dei servizi igienici non ci sono bar, edicole o locali commerciali aperti al pubblico.

«L'unica alternativa è fare i bisogni all'aria aperta, magari nascosti dietro qualche auto parcheggiata nell'area di risulta, ma questi non sono comportamenti da paese civile». A protestare è Giovanni Giandomenico, 62 anni, uno dei viaggiatori che ha avuto la sventura di passare qualche di notte nella sala d’attesa della stazione centrale. Ma tant’è. Rete ferroviaria italiana (Rfi), la società del gruppo Ferrovie dello Stato incaricata di gestire i 16mila 700 chilometri di linee ferroviarie nazionali, compresi impianti e stazioni, ha stabilito di limitare l'utilizzo dei servizi igienici alle ore diurne, sicuramente più frequentate da pendolari e viaggiatori. Ma indipendentemente dai numeri degli utenti e dall'incidenza delle tratte, resta il fatto che a essere stato vietato è un servizio primario nel cuore della città più trafficata d'Abruzzo. «La misura», spiegano da Rfi, «è stata presa per garantire la sicurezza e limitare il degrado nelle stazioni. Pescara centrale, da due anni, è una tappa presidiata, cosa che non avveniva in passato: dalle 23.15 alle 4.45 all'ingresso dell'atrio principale è stata predisposta la vigilanza notturna con un agente che ha il compito di controllare i biglietti, perché chi non ha il titolo di viaggio non può entrare e sostare nella sala d’attesa dello scalo ferroviario. I bagni sono automatici e a pagamento, ma di notte vengono chiusi a chiave. Solo in caso di assoluta emergenza è teoricamente possibile citofonare al capostazione che interviene e apre la porta della toilette. Il risultato è che i senzatetto si sono spostati dall’interno della stazione alle pensiline dei bus circostanti o nei sottopassi ferroviari. Con buona pace degli agenti Polfer e il vigilante di turno che presidiano la zona. Tra l’altro il vigilante è spesso impegnato ad accompagnare, uno alla volta, alla macchinetta automatica chi deve prendere un treno ma è senza di biglietto, naturalmente controllando che l’utente acquisiti il titolo di viaggio per poi autorizzarlo a sostare nella stazione. Un servizio che sulla carta non sarebbe di competenza del vigilante, ma che invece viene garantito proprio per cercare di andare incontro alla clientela notturna di Trenitalia. L'ultima disavventura in ordine cronologico è capitata proprio a Giandomenico alla vigilia di Ferragosto. Nella notte tra venerdì 13 e sabato 14, infatti, è andato alla stazione per aspettare l'Intercity delle 3.20 diretto a Torino Portanuova. «Per motivi personali», racconta, «sono arrivato un po' prima. Non potevo immaginare di vivere sulla mia pelle una situazione che mi ha lasciato inorridito. Il bello è che ci si lamenta che la città puzza ed è sporca. Sono un uomo di 62 anni, onesto lavoratore che paga le tasse, eppure mi sono sentito privato di un diritto. Perché considero un sopruso impedire a un viaggiatore che paga il biglietto di poter accedere alla toilette, in qualsiasi ora del giorno e della notte». Giandomenico elenca uno a uno i pendolari che quella stessa notte hanno chiesto, inutilmente aiuto agli agenti della Polfer e al vigilante: «Un uomo in arrivo da Barletta», dice, «che doveva prendere il treno per Roma, in ritardo di 4 ore, non ha potuto utilizzare il bagno. All'1 è arrivato un treno da Lourdes, sempre in ritardo, pieno di disabili in carrozzella. Ho aspettato di salire sul treno per urinare perché sono una persona civile, ma tanti altri non lo fanno. Si parla tanto di ospitalità e città accogliente, ma qui dobbiamo tornare tutti alle scuole elementari».

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