PESCARA
Nove secondi per ridurre in frantumi una vetrina blindata. Due minuti in tutto per assaltare una gioielleria e svanire nel nulla con centinaia di migliaia di euro di preziosi. Sono le 4 e 22 minuti di venerdì mattina quando va in scena il colpo da film che devasta e svaligia la gioielleria DoGi di via Carducci: un furto organizzato e pianificato, che non teme neppure la presenza della vigilanza nella vicina piazza Salotto e di due mezzi, un motorino e un furgone, che passano per puro caso lungo la strada a quell’ora della notte. Le immagini delle telecamere di sorveglianza del negozio scandiscono con il cronometro ogni fase dell’assalto e lasciano pochi dubbi sul modus operandi di una banda di professionisti che poco hanno a che vedere con l’Abruzzo. Se non per il basista locale che avrebbe indirizzato la banda con estrema precisione.
L’AUTO SELEZIONATA
La banda entra in azione con una tecnica vecchia decenni che torna ciclicamente d’attualità nei furti con spaccata. È in via Trilussa, poco più di 450 metri dalla gioielleria, che i banditi rubano la macchina destinata a diventare l’ariete dell’assalto. La scelta, tra centinaia di auto in sosta nel centro cittadino, non è un caso. Non serve una macchina troppo grande, ma ne occorre una con un cofano abbastanza squadrato da entrare nella vetrina di quella gioielleria. E su una Fiat Panda bianca, sul podio delle macchine più rubate in Italia per la facilità di scassinare la centralina, che ricade la scelta. Il piano entra subito in azione. Davanti procede un’Audi nera con quattro uomini a bordo, tutti incappucciati e vestiti di scuro. A pochi metri segue la Panda rubata, guidata dall’unico componente incaricato di abbattere la vetrina.
PER CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI E ACQUISTA LA TUA COPIA DIGITALE
OPPURE IN EDICOLA
RUOLI PRECISI
Con i ruoli ben precisi il colpo comincia: tre uomini scendono dall’Audi, lasciata in sosta sulle strisce pedonali. Aprono il bagagliaio e tirano fuori sacchi neri, bustoni e gli attrezzi da scasso. Uno di loro accende già la torcia fissata sulla fronte. Nel frattempo, la Panda inizia le manovre di retromarcia su una delle vetrine del negozio, anche questa non scelta a caso. La Panda punta sul vetro vicino all’ingresso e più distante dal bancone che potrebbe fare da ostacolo nell’urto. Le misure della Panda rientrano alla perfezione con quelle della vetrina. Ci mette nove secondi la Panda a fare manovra e sfondare in mille pezzi la vetrina. La polvere si solleva da terra e parte il raid all’interno del negozio.
IL FURTO
Il conducente esce dalla macchina, raggiunto da altri due complici che con sacchi e martelli irrompono nella gioielleria. Martello e piede di porco tra le mani, distruggono le teche interne e ripuliscono tutto ciò che si trovano davanti.
IL PALO FUORI
All’esterno, uno dei complici resta al volante dell’Audi, con il motore acceso e il bagagliaio aperto, pronto alla fuga. Un altro sorveglia la strada, girandosi continuamente per assicurarsi che nessuno si avvicini e ostacoli il colpo. La banda è già in gioielleria da un minuto quando lungo via Carducci passa uno scooter a tutta velocità. Il centauro tira dritto, attraversa la scena senza fermarsi e scompare. Pochi istanti dopo, sullo sfondo di piazza Salotto compare ripreso dalle telecamere anche il vigilante della Feder, allertato da quel boato della vetrina. Si avvicina fino all'altezza della farmacia, ma viene immediatamente dissuaso dal bandito che fa da palo e con un gesto eloquente che lo invita a non intervenire. Quasi nello stesso momento, da corso Umberto arriva un camion bianco che rallenta e si ferma. Dall’Audi parte un rapido lampeggio dei fari: un chiaro segnale intimidatorio che convince anche l’autista ad allontanarsi senza interferire.
LA FUGA
Forse sono stati quei due incontri inattesi a convincere la banda che era il momento di sparire. L’uomo che fa da palo corre verso l'ingresso della gioielleria e richiama i complici. Tutti escono di corsa con i sacchi pieni di preziosi e li lanciano nel bagagliaio dell’Audi, che nel frattempo si è già rimessa in movimento verso corso Umberto. Pochi secondi dopo l'auto sportiva svolta verso sud e, nel giro di pochi chilometri, imbocca l'asse attrezzato facendo perdere ogni traccia. Il resto è la cronaca delle ore successive: l’arrivo della polizia, i rilievi della Scientifica, i titolari della gioielleria davanti a una vetrina ridotta in macerie e alle teche svuotate. Sul selciato restano soltanto i vetri in frantumi, la Panda usata come ariete e due minuti di immagini che raccontano un blitz studiato nei dettagli. Un copione eseguito con precisione quasi militare: nove secondi per aprirsi un varco, poco più di due minuti per ripulire la gioielleria e un ultimo istante per svanire chissà dove.
©RIPRODUZIONE RISERVATA