Pescara commemora il giudice Alessandrini ucciso 42 anni fa

30 Gennaio 2021

PESCARA. Sono trascorsi 42 anni da quando il giudice Emilio Alessandrini venne assassinato, durante gli anni di piombo dal gruppo terroristico Prima Linea. Ieri, in occasione dell'anniversario della...

PESCARA. Sono trascorsi 42 anni da quando il giudice Emilio Alessandrini venne assassinato, durante gli anni di piombo dal gruppo terroristico Prima Linea. Ieri, in occasione dell'anniversario della sua scomparsa avvenuta nel 29 gennaio 1979, il Comune ha voluto rendere omaggio alla figura dell'uomo delle istituzioni che «aveva dimostrato in ogni occasione di non fermarsi alle verità apparenti e neppure alle mezze verità: lui, attraverso gli strumenti del diritto, cercava la verità», ha sottolineato il sindaco Carlo Masci.
La cerimonia, che si è svolta in piazza Unione, ha visto la partecipazione del figlio Marco Alessandrini, ex sindaco di Pescara, della vedova Paola, del sindaco Masci, del presidente del Consiglio comunale Marcello Antonelli, del prefetto Giancarlo Di Vincenzo, del presidente del Tribunale Angelo Mariano Bozza, del procuratore aggiunto Anna Rita Mantini, del questore Luigi Liguori, e delle massime autorità militari, civili e religiose. «Emilio Alessandrini non era un semplice magistrato: era un uomo di Stato, che lo difendeva dagli attacchi eversivi degli anni di piombo; era un uomo che intendeva la magistratura come servizio e la legge come strumento di civiltà. Ai suoi funerali, in piazza Duomo a Milano, c’erano duecentomila persone: non solo per lo choc emotivo di quell’omicidio, ma soprattutto per il valore della persona. Il suo assassinio fece percorrere l’Italia da un moto di orrore e di sdegno, oltre che di dolore e di sgomento», ha commentato il primo cittadino.
«La sua storia parlava per lui: era il magistrato della Procura di Milano che aveva scavato nella “madre di tutte le stragi”, l’attentato alla sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana. Il sacrificio di Emilio Alessandrini contribuì a isolare il terrorismo che voleva rifondare lo Stato con l’energia devastante della violenza sui pilastri del terrore e sul sangue di innocenti. La sua figura, ben oltre il ricordo per noi doveroso, si staglia come baluardo della libertà e della democrazia messe a così dura prova in un periodo che ci ha segnati tutti», ha concluso Masci. (m.pa.)
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