Pescara e Pisa unite nel ricordo della guerra

30 Agosto 2017

PESCARA. Pisa e Pescara nuovi obiettivi della barbarie anglo-americana. Così titolavano in prima pagina i giornali italiani del 1° settembre 1943. A distanza di 74 anni, le due città italiane...

PESCARA. Pisa e Pescara nuovi obiettivi della barbarie anglo-americana. Così titolavano in prima pagina i giornali italiani del 1° settembre 1943. A distanza di 74 anni, le due città italiane commemorano gli eventi bellici del 31 agosto con una cerimonia comune, anzi due. Prima a Pisa e poi, a metà settembre, a Pescara.
La prima occasione di ricordo, domani a Pisa alle 17 a Palazzo Gambacorti, vedrà la presenza di una delegazione del Comune di Pescara guidata dal sindaco Marco Alessandrini che interverrà all’incontro “Città mai più bersaglio. Pisa e Pescara: i bombardamenti sulle città e le guerre ai civili”, insieme al sindaco di Pisa Marco Filippeschi e allo storico Paolo Pezzino, docente di Storia contemporanea all’università di Pisa.
A mettere in relazione le due città nell’ottica di una memoria comune dei fatti del ’43 è stato Francesco Mancini, manager e studioso pescarese, autore di alcune pubblicazioni storiche, che lo scorso maggio al Comune di Pescara, in occasione della presentazione del libro “Cefalonia” di Elena Aga Rossi, ha invitato proprio il professor Pezzino fra i relatori.
«Nelle stringate parole del Bollettino di guerra n. 1194 si poteva leggere che “aeroplani nemici hanno ieri bombardato Pisa, Pescara”,» ricorda Mancini, «due città che condividono una pagina drammatica della nostra storia ma da oggi anche un progetto comune con l’intento di dare vita, attraverso altre iniziative anche di respiro comunitario, ad un circuito della memoria che coinvolga città italiane ed europee e che abbia proprio i comuni di Pisa e Pescara come forze trainanti».
Il 31 agosto 1943 fu una data che avrebbe lasciato il segno in molte città, spiega Mancini. Ben 44 aerei arrivati a Pescara il 31 agosto, appartenenti al 98º e 376º Gruppo, in 10 minuti, ovvero dalle 13,25 alle 13,35, scaricarono 379 bombe, per un totale di 85 tonnellate. «Il bombardamento che doveva avere come scopo la distruzione del ponte e della stazione, mancò sostanzialmente gli obiettivi strategici e colpì invece il centro della città. Fu il primo bombardamento ma non fu il più distruttivo né il più letale, molti altri ne seguirono, tra cui quello oltremodo tragico del 14 settembre. Pisa, invece, quel 31 agosto venne bombardata in maniera più massiccia e più mirata», prosegue Mancini, «i puntatori presero di mira le industrie, le infrastrutture, stando lontani dalla Torre, ma colpirono lo stesso scuole, ospedali, chiese. Era il “civil bombing”, una tattica per colpire i civili, e soprattutto per piegarne il morale, inventata dagli italiani già negli anni ’20 e poi perfezionata dai tedeschi e dagli inglesi. L’ennesima declinazione della guerra moderna soprattutto come guerra ai civili. Un tema che oggi più che mai è di grande attualità purtroppo», conclude Mancini, «e che può diventare l’occasione per tante altre riflessioni sul passato e sul presente comune».