Pescara, il manager si difende: non sono uno stalker, ma una vittima

9 Gennaio 2018

Ivan Vaccaro, il 26enne arrestato per atti persecutori nei confronti dell’ex socio in affari, respinge le accuse e chiede la libertà

PESCARA. Ha parlato per più di un’ora, rispondendo a tutte le domande del giudice. E ha assicurato di essere completamente estraneo agli episodi di cui è accusato, cioè una serie di persecuzione nei confronti di un ex amico e socio. Ivan Vaccaro (nella foto in alto), 26 anni, di Chieti, arrestato il 3 gennaio dai carabinieri di Pescara,  ha reso un interrogatorio «pieno, ampio, e ha chiarito tantissime cose» rispetto agli episodi che gli vengono contestati di stalking, oltre al reato di danneggiamento seguito da incendio. Il giovane, molto noto per la sua attività di organizzatore di eventi all’interno delle discoteche, è «provato» dalla vicenda che lo ha portato agli arresti domiciliari e rispetto alla quale, spiega l’avvocato Vittorio Supino che lo difende, «è più vittima che stalker».
I fatti sono stati ricostruiti dai carabinieri da gennaio fino a dicembre del 2017, un arco di tempo durante il quale i rapporti tra Vaccaro e la vittima si sono interrotti più volte. Rapporti sia personali sia di lavoro, visto che i due hanno collaborato all’organizzazione di alcuni eventi di intrattenimento. La vittima, un imprenditore di 26 anni, ha subito una lunga serie di atti persecutori: non solo messaggi e telefonate, ma anche una serie di danneggiamenti che hanno riguardato non solo lui, ma delle persone vicine. L’intenzione dello stalker, per chi ha condotto le indagini, era di convincere il suo ex “socio” e amico a cambiare idea, a tornare sui suoi passi, a riprendere i rapporti.
Sentendosi offeso dai ripetuti allontanamenti, lo stalker avrebbe mostrato tutto il suo disappunto, con fare minaccioso e diffamatorio.

I fatti violenti su cui hanno indagato gli uomini dell’Arma sono dieci, che si sono succeduti nel corso del 2017, a coronamento di una lunga serie di messaggi e telefonate ricevuti sul cellulare dalla vittima. E per Vaccaro era stata già stata chiesta una misura cautelare a luglio, ma il giudice aveva rigettato l’istanza. Oggi gli episodi che gli vengono contestati sono quelli avvenuti tra agosto e dicembre.
La lunga catena di violenze sulla quale si è concentrata l’attenzione dei carabinieri è cominciata a marzo quando la vittima ha scoperto che le era stato rubato lo specchietto dell’auto. Poteva sembrare un semplice furto, ma dopo pochi giorni alla stessa auto sono stati tagliati i pneumatici e, passato qualche altro giorno, sul veicolo è stata gettata della vernice. Poi, in estate, all’inizio di agosto, sono stati lanciati dei mattoni contro le finestre di casa della vittima e dieci giorni dopo nello stesso edificio sono state incendiate le tende esterne della cucina. Sono finiti nel mirino anche i parenti e gli amici della vittima: i genitori hanno ritrovato l’auto in fiamme e un altro veicolo, quello di un amico, ha subito il taglio dei pneumatici del mezzo che poi è stato incendiato.

Tra i “messaggi” ricevuti dalla vittima anche un pacchetto di sigarette contenente polvere da sparo.
Per l’accusa ci sarebbe Vaccaro, dietro le persecuzioni. E ad inchiodarlo sarebbero anche dei messaggi dal contenuto sibillino pubblicati su Facebook e ricollegabili, per i carabinieri, ai fatti oggetto delle indagini.
È stata una parentesi di vita particolarmente dura che ha turbato l’imprenditore 26enne, destinatario anche di messaggi e lettere anonime, al punto che ha deciso di cambiare radicalmente le sue abitudini. E lo stato d’ansia in cui ha vissuto lo ha portato a ricorrere più volte alle cure mediche.
Vaccaro ha assicurato di non saperne nulla. E l'avvocato Supino presenterà un’istanza al giudice che ha disposto l’arresto, Antonella Di Carlo, per chiedere che sia rimesso in libertà.
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