Pescara, il padre del ragazzino pestato: mio figlio rischia di perdere l’udito

Parla l’ex manager Asl Claudio D’Amario, genitore del 14enne accerchiato da una trentina di coetanei e picchiato per due volte tra il parco Florida e piazza Salotto. Due aggressori fermati dai carabinieri
PESCARA. «A mio figlio hanno teso un agguato. Sono stati i suoi coetanei. Lo hanno attirato in una trappola e lo hanno minacciato, preso a schiaffi, pugni e calci per ragioni legate, pare, al saluto di una ragazza, amica degli aggressori. Lo hanno pestato per mezz’ora in mezzo alla strada e accerchiato. Erano una trentina di ragazzini e nessuno lo ha difeso. Tra gli “spettatori” c’erano anche delle ragazze, ma tutti si sono limitati a guardare il pestaggio, girare video e scattare foto. Nessuno lo ha soccorso. Ha lividi su tutto il corpo, è tumefatto dalla testa ai piedi. Con le botte ha subìto lesioni importanti alle funzionalità uditive e domani (oggi ndr) subirà un intervento chirurgico in ospedale. Ci vorranno mesi per riprendersi».
È un racconto da brividi quello di Claudio D’Amario (nella foto) ex manager della Asl di Pescara e attuale funzionario del ministero della Salute, padre del 14enne, futuro studente liceale, picchiato con una ferocia inaudita in piazza Salotto da una banda di ragazzini della sua età.
Seduti, l’uno accanto all’altro, sul letto del reparto ospedaliero, padre e figlio analizzano i fatti accaduti nel tardo pomeriggio di martedì tra il parco Florida e la zona dell’Elefante, in piazza della Rinascita.
Dopo l’allarme di una passante, è scattata la caccia agli aggressori da parte dei carabinieri della compagnia guidata da Antonio Di Mauro.
I due fuggitivi sono stati rintracciati dai militari a distanza di un giorno l’uno dall’altro e identificati. Sono minorenni pescaresi. Al vaglio degli investigatori, che stanno cercando di ricostruire l’accaduto anche attraverso le immagini delle telecamere installate nella zona, ci sono anche le posizioni degli altri giovanissimi presenti al momento dell’«esecuzione», come la definisce il papà della vittima.
Dottor D’Amario, che cosa è accaduto a suo figlio?
Era al mare col fratello gemello. A un certo punto del pomeriggio viene chiamato da due suoi amici con i quali fa sport insieme, è appassionato di calcio. Gli chiedono di raggiungerli al parco Florida. “Vieni qui che ti dobbiamo parlare” sono state le parole-trappola. Quando mio figlio è arrivato al parco si è trovato circondato da una trentina di persone, due o tre di essi lo hanno dapprima minacciato, poi hanno iniziato a picchiarlo. Schiaffi, pugni e calci, in ogni parte del corpo. Mio figlio ha cercato di ripararsi, di coprirsi il volto e la testa con le mani, ma gli arrivavano botte da tutte le parti. Non è riuscito a difendersi, erano troppi e lui era solo e indifeso. Nessuno ha mosso un dito. Anzi, gli “spettatori” tra cui anche ragazze, aizzavano, filmavano e scattavano foto. Mio figlio, colpito da più parti, ha pensato a proteggersi più che poteva, ma era difficile sfuggire alla furia di quei piccoli boss che gli hanno teso un agguato.
Suo figlio li conosce i suoi aggressori e qual è stato il motivo di tanta rabbia scaricata su di lui?
Si, li conosce quasi tutti attraverso le attività sportive in comune. Mentre le prendeva, steso a terra, implorava quei ragazzi di fermarsi e chiedeva perché lo stessero picchiando. Pare che la ragione sia legata al fatto che durante la festa di Sant’Andrea, una ragazza si sia avvicinata a lui e lo abbia salutato. Un gesto non gradito da chi gli ha menato, che ha accusato mio figlio di essersi lui avvicinato alla ragazza per un saluto e non viceversa, come invece accaduto, secondo quanto lui mi riferisce.
Quindi, gelosia?
Forse ragioni di odio sociale alla base di questa spedizione punitiva, un attacco contro un ragazzo ritenuto vincente nella vita e nello sport, è stato appena visionato dall’Inter.
Poi che cosa è successo?
Dopo un tempo che sembrava interminabile, forse una quindicina di minuti, qualcuno presente nel parco, infastidito dal trambusto e forse pensando ad una lite tra tossici, li ha cacciati dal Florida. A questo punto, quella banda di ragazzini ha fatto rialzare da terra mio figlio e lo ha costretto a seguirli. Scortato dal gruppo, la gang ha ricostruito l’accerchiamento vicino all’Elefante. Una specie di cordone di protezione formato da ragazzini intenti a guardare. E lì hanno ricominciato a picchiarlo.
In che condizioni è suo figlio?
È ferito gravemente al timpano destro, rischia la compromissione delle funzionalità uditive. Domani(oggi) sarà operato dagli otorini dell’ospedale. Ha ematomi sui polpacci, ferite agli occhi, il labbro spaccato, i tagli sulle orecchie. Oltre all’umiliazione che ha dovuto subire: picchiato dalle persone che conosce e che non lo hanno difeso.
Lui che cosa prova per loro, adesso?
È deluso, si è sentito tradito da coloro che credeva amici.
Come è riuscito a sfuggire ai suoi persecutori?
Non so come, è riuscito a divincolarsi da quella furia ed è scappato verso la piazza. Una signora, una passante, lo ha aiutato e chiamato i soccorsi. E pensare che ho voluto che la mia famiglia restasse a Pescara perché la ritenevo una città meno violenta di Roma.


